È più razionale investire sulle idee o sulle persone?

Saverio Dave Favaron

È più razionale investire sulle idee o sulle persone?

di Saverio Dave Favaron (HEC Parigi)

Cosa distingue un imprenditore da un non-imprenditore? Si può affermare che gli imprenditori pensano in modo diverso dagli altri?

Per rispondere a queste domande, l’Entrepreneurship Institute del King’s College di Londra, in collaborazione con l’istituto di psichiatria, ha avviato un programma di ricerca di cinque anni con un finanziamento di oltre un milione di euro1. Lo scopo è studiare il cervello degli imprenditori nella speranza di individuare in modo definitivo in cosa l’imprenditore è diverso da un medico, un insegnante o da un manager.

In attesa dei risultati di questa ricerca, la prima nell’ambito della neuroscienza dell’imprenditorialità, possiamo consultare i risultati di anni di studi che da tempo si propongono di dare risposte a queste domande. Il motivo di tali studi è facile da comprendere: individuare con precisione i tratti distintivi di un imprenditore consente di creare programmi e strumenti per facilitare il comportamento imprenditoriale, con ricadute economiche positive per la società.

In realtà, sappiamo già qualcosa sui fattori associati ad una maggiore propensione a diventare imprenditori. Ad esempio, è stato ampiamente dimostrato che ottimismo, eccessiva fiducia in sé stessi (overconfidence), la presenza di genitori o fratelli imprenditori, sono tutti buoni predittori della propensione di un individuo ad avviare iniziative imprenditoriali.

Nell’ottica di favorire l’imprenditorialità questo è un buon punto di partenza. Ma quando consideriamo che la grandissima maggioranza delle nuove iniziative imprenditoriali fallisce entro pochi anni2, ci rendiamo conto che queste informazioni sono utili solo fino a un certo punto se non possiamo dire nulla sulle caratteristiche degli imprenditori che in qualche modo spieghino il successo di tali iniziative. Non solo, diversi studi suggeriscono che è estremamente difficile valutare la bontà delle idee lanciate da nuovi imprenditori. Né giurie di esperti né sofisticati algoritmi sono in grado di fare previsioni accurate su quali idee di business saranno vincenti3. Il caso di Jamie Siminoff, scartato dai giudici di Shark Tank nel 2013 e poi in grado di vendere la sua azienda (produttrice di video-campanelli Wi-Fi) ad Amazon per un miliardo di dollari, è solo la più recente dimostrazione delle difficoltà nel cogliere le potenzialità di un’idea da poco concepita4.

Dunque, sappiamo qualcosa sulle caratteristiche di chi è più incline a diventare imprenditore, e non sappiamo quasi nulla su quali caratteristiche personali predicano il successo. Inoltre, persiste la difficoltà nell’identificare nuove idee imprenditoriali in grado di assicurare un vantaggio competitivo duraturo.

Alla luce di tutto questo, nell’ottica di favorire l’imprenditorialità di successo, viene naturale domandarsi quale approccio da parte di policy-makers e investitori sia più auspicabile. È corretto continuare a puntare sulla ricerca e sul supporto di startup e idee di business in fase embrionale, o è opportuno spostare il focus più a monte, sulla formazione di nuovi potenziali imprenditori? In altre parole, è più razionale investire sulle idee o sulle persone?

A tal proposito, il caso dell’azienda londinese Entrepreneur First (EF), offre un’opportunità di riflessione. EF è un’azienda che investe su individui nello stadio “pre-team, pre-idea”, assistendoli nel processo di creazione di un team, di maturazione di un’idea imprenditoriale, e infine nell’avviamento di un’impresa. Tra il 2011 e il 2015, EF, che ha sedi a Londra, Berlino, Parigi, Singapore e Bangalore, ha avviato 75 imprese con una valutazione complessiva superiore ai 450 milioni di dollari5. Il caso di EF suggerisce che puntare su persone ad alto potenziale, con un interesse a lanciarsi nel mondo imprenditoriale, può essere un approccio vincente, specie se inserito in un ecosistema già sviluppato di angel investors e venture capitalists (non è un caso che EF continui ad aprire sedi in città che sono hub imprenditoriali affermati o in forte crescita).

In conclusione, probabilmente ci vorranno anni per sapere con certezza se imprenditori – di successo – si nasce o si diventa. Accademici e professionisti del settore continueranno a cercare risposte. Nel frattempo, investire sulle persone, fornendo loro conoscenze, strumenti, e condizioni favorevoli allo sviluppo delle proprie idee, sembra essere una strada che vale la pena esplorare.

Fonti:

1 King’s College aims to uncover what makes a good business brain [https://goo.gl/yYUHTs]

2 Why Some Startups Succeed (and Why Most Fail) [https://www.entrepreneur.com/article/288769]

3 McKenzie, D., & Sansone, D. (2017). Man vs. machine in predicting successful entrepreneurs: evidence from a business plan competition in Nigeria. The World Bank.

4 What You Can Learn from ‘Shark Tank’ Contestants’ Successes (and Failures) [https://www.entrepreneur.com/article/321592]

5 Entrepreneur First, the company builder backed by Greylock, lands in Bangalore [https://goo.gl/oagZhj]