Andrea Babetto

Criocabin SpA

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Andrea Babetto, ho 54 anni, due figli, sono in Criocabin dal ’99. L’azienda in realtà è nata nel ’84, da cinque soci, che appunto verso fine degli anni ‘90 hanno iniziato ad avere problematiche, problemi tra loro di convivenza e io sono entrato appunto nel ’99. Io sono un figlio di papà, mio padre aveva parecchie aziende e come tutti i figli di imprenditori del nord est ho iniziato a lavorare nell’azienda di mio padre nel ’84. Dopo circa sei anni, mio padre ha venduto l’azienda e da lì devo dire è iniziata la mia storia imprenditoriale, perché è stata venduta l’azienda ad una multinazionale, questa multinazionale tedesca mi ha dato l’opportunità di maturare un’esperienza manageriale, molto utile per la mia formazione, ma anche per capire quali erano, quali sono i limiti di un figlio di papà, di un imprenditore del nordest. È stato utile capire che bisogna talvolta rispondere a degli obiettivi, ad un capo che pretende risultati, altrimenti stai a casa. E questa esperienza mi ha portato verso la fine del ’98, con altri miei due soci a fondare una piccola azienda che produceva banchi frigoriferi, frigoriferi per il settore della refrigerazione commerciale, molto indirizzata alla customizzazione, a prodotti molto speciali. Questa azienda, casualmente, è nata vicino alla sede di Criocabin, Criocabin che era un’azienda, come dicevo, con altri soci, noi non eravamo presenti, ha avuto un momento di difficoltà. Sono entrato un po’ come sfida in questa azienda, con l’obiettivo di impostare, creare una rete commerciale, una rete di prodotto. Capire un po’ come funzionava, per provare a rilanciare questa azienda. A distanza di poco tempo, neanche due anni, abbiamo fuso le due società, cioè Criocabin e la società che avevamo fondato, acquisendo tutte le quote di Criocabin e partendo con un unico brand nel settore della refrigerazione commerciale. Siamo oggi un’azienda di 170 dipendenti, lavoriamo con circa una quarantina di Paesi in giro per il mondo, siamo veramente presenti in tutti i cinque continenti, stiamo crescendo non solo per linee interne, non solo per un’organizzazione interna, ma anche per linee esterne, quindi abbiamo dei progetti a medio-lungo termine di crescita importanti.

I soldi per iniziare

Com’è iniziata? Beh, le banche certamente non ti danno soldi. Quando abbiamo iniziato ad acquisire, a comperare quote, azioni di questa società, io ho avuto la fortuna di avere il papà che mi ha prestato i soldi. Mio papà, ho sempre avuto un pessimo rapporto professionale, ma un buon rapporto, il rapporto padre/figlio e mi ha detto “io ti presto i soldi, basta che me li restituisci”. In circa dieci anni ho restituito i soldi che mi aveva prestato. Di questo ne vado ovviamente orgoglioso, perché, perché sento di essermi fatto in qualche maniera da solo.

Un esempio positivo ed uno negativo

L’aspetto negativo l’ho imparato strada facendo. Io sono un uomo che, professionalmente parlando, mi piace molto la condivisione degli obiettivi. Abbiamo un team di direzione, quindi un gruppo di dirigenti e quadri, siamo in undici, che ci troviamo intorno a questo tavolo, dove condividiamo le scelte più importanti dell’azienda. Ho un gruppo ristretto di dirigenti con i quali condivido veramente la strategia anche a lungo termine, e l’elemento negativo è sicuramente non aver capito negli anni che una società non è una democrazia, cioè una società funziona se c’è un capo, un leader soprattutto se ha carisma, se riesce a condurre gli uomini e se riesce a fare il capo. Questo l’ho capito tardi, se vogliamo, perché vengo da un’esperienza forse manageriale dove i miei soci erano dei miei colleghi e solo con gli anni si è capito dove l’azienda avrebbe potuto andare e chi l’avrebbe potuta portare. Quindi, questa per me è stata l’esperienza negativa, ci ho messo del tempo, ho perso tempo e risorse per gestire questa relazione. Oggi, fortunatamente, l’ho risolta perché in Criocabin è ben chiaro chi è il capo, però è stato sicuramente un elemento che è stato di disturbo, soprattutto per il mercato, per la struttura interna che rappresenta la Criocabin.

Come aspetto positivo, sicuramente, metto al primo posto le crisi che ci sono state, che tutte le aziende hanno nel corso degli anni. La crisi porta, ha portato, porta la mia azienda, la mia squadra a mettersi in discussione. Il mettersi in discussione vuol dire cercare di superare un momento di difficoltà di mercato, di organizzazione, confrontandosi con idee originali, idee che vengono fuori dal gruppo e che ti permettono di fare quello che in periodo di vacche grasse, diciamo, non viene fuori, non esce dall’Azienda. Vedo sempre i periodi di crisi che precedono un salto di qualità dell’azienda, quindi questo per me è veramente un momento positivo. Quando c’è un momento di difficoltà all’interno dell’azienda dico sempre ai miei colleghi questo è il momento per far squadra, per mettersi intorno a un tavolo e per decidere quello che sarà il futuro di questa società.

Fare impresa in Italia

Per me è scontato fare impresa in Italia.  Siamo in un mondo dove il design, dove il bello è molto importante, mai ho pensato, nonostante sia un amante delle diverse culture, del mondo, di viaggiare, di stare a contatto, con curiosità, di altre nazioni, di altri popoli, mai ho pensato che si potesse, noi italiani, io italiano fare qualcosa di diverso da quello che abbiamo all’interno del DNA.

Il nostro direttore commerciale era in viaggio in Siberia, stavamo trattando un’importante commessa, quando il titolare di questa grossa catena di supermercati ha chiesto: “Stefano tu che sei italiano fammi una cortesia, vieni con me oggi pomeriggio perché devo andare a scegliere le piastrelle dei bagni di casa mia.” Io che conosco bene Stefano, so che non ha gusto, certamente per scegliere piastrelle, ma solo per il fatto che fosse italiano veniva visto da questo cliente russo come un portatore di design, di cultura, del bello, di quell’italianità che sicuramente noi abbiamo all’interno di noi stessi.

Per noi se viaggiamo per Venezia, per Firenze o per Roma diamo tutto per scontato. Non è così, è un qualcosa che fa parte del nostro essere, quindi assolutamente il made in Italy fa parte di noi e non potrebbe essere diversamente.

Le caratteristiche di un imprenditore

L’aspetto più importante che deve avere un imprenditore, almeno dal mio punto di vista, è quello di saper leggere il mercato, sapere interpretare bene come sono fatti i vari mercati mondiali e soprattutto saper adeguarsi molto velocemente a quelle che sono le richieste e le esigenze dei vari mercati.

Mio padre era un imprenditore, il business e il loro successo l’hanno improntato sullo sviluppo di un’idea prodotto eccezionale, unica e questo gli ha permesso di fare, avere successo e di vendere il prodotto da solo. Io credo che oggi non sia questo, credo che sia il saper rispondere a un’esigenza, una domanda che nella stragrande maggioranza dei casi è nascosta, non è esplicita. Una esigenza, una richiesta che il mercato ha, che il mercato ti pone e tu devi saperla cogliere.

Un imprenditore deve avere curiosità e anche originalità. La differenza sostanziale che vedo tra un buon manager e un imprenditore, un buon imprenditore, è questo: l’originalità! Saper delle volte fare delle scelte, non sempre azzeccate, ma che ci permettono di essere, che permettono all’azienda di essere originali. Io sono un anti-global convinto, perché credo che solo facendo prodotti originali e facendo scelte controcorrente si riesce ad avere un’azienda eccellente, altrimenti arriveremo sempre secondi, avremo sempre un’azienda mediocre.

Un aspetto molto importante poi dell’essere imprenditore, direi, forse, il più importante è quello di attorniarsi di bravi manager, di brave figure, che sappiano interpretare molto bene quella che è la “vision” che ha l’imprenditore e trasformarla in attività, in business. Su questo io penso, lavoro, spendo più del 90 % del mio tempo. La gestione della risorsa umana e soprattutto delle figure, dei quadri, dirigenti d’azienda è sicuramente l’attività più importante da svolgere all’interno dell’azienda.

 Il futuro per le nuove generazioni

Io penso che i giovani debbano non avere paura di essere, di dire cose fuori dal coro, devono avere coraggio. Oggi vedo che c’è sempre più, purtroppo, standardizzazione, sempre più gente che segue, giovani che seguono la massa. Ma all’interno di gruppi di giovani ci sono tante e tante persone, tanti talenti che non hanno spesso l’opportunità di emergere. Il consiglio che gli dò e quello di tirar fuori sé stessi.

Noi abbiamo un’Academy, all’interno della Criocabin, dove facciamo crescere dei giovani talenti. Abbiamo sempre avuto difficoltà a trovare ingegneri o trovare figure di un certo tipo, l’Academy permette a un gruppo di 10-12-14 ingegneri o laureati in economia, gente comunque che può servire alla nostra azienda, di entrare in questo gruppo di lavoro, che lavora in modo trasversale rispetto all’organizzazione dell’azienda. Hanno l’opportunità di esprimersi con grande libertà, hanno l’opportunità di sbagliare, hanno l’opportunità di mettersi a confronto e anche in gara e hanno l’opportunità non solo di fare un’esperienza, per magari dopo andare all’estero, andare in altre aziende, ma anche per crescere e rimanere all’interno dell’azienda. Normalmente non più di un 15-20% di questo gruppo rimane in azienda. Ma, quelli che rimangono sono veramente il top, quelli che hanno saputo tirare fuori il coraggio di uscire e dire la propria opinione, anche se era contraria a quella che ricevono da chi ha i capelli bianchi come me.

Quindi i ragazzi devono, i ragazzi devono avere il coraggio di esprimersi con ampia libertà, perché i giovani non hanno paraocchi come abbiamo noi.