Matteo e Dario Beluffi

Bel.Co. Srl

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Siamo Matteo e Dario Beluffi, nonché i proprietari di Bel.Co. Srl, che si occupa di consulenza in ambito vegan, vegetale e facciamo ricerca e sviluppo per le aziende e da poco abbiamo deciso di farlo anche per noi stessi inserendo e creando un nuovo brand base vegetale che si chiama “In.Vece”, che è un’alternativa appunto vegetale.

Questo brand nasce con una prospettiva nuova, in primis, per esigenza, perché Dario, circa cinque anni fa, era diventato obeso per quanto riguarda appunto il suo lavoro. Quindi, per una questione anche personale abbiamo cominciato a studiare quello che è un po’ l’alimentazione legata al benessere e a quello che poi realmente facessero i vari ingredienti, fino a diventare poi vegan, da circa un paio d’anni. Nel girare il mondo/Italia abbiamo visto ci fosse una mancanza, un’esigenza di mercato per quanto riguardasse questo mondo.

Siamo partiti nel 2017 con Dario scrivendo due libri, i primi poi di una collana che si chiama “Progetto Veg” e da lì abbiamo capito, con ritorno appunto del libro, di dover inserire sul mercato dei prodotti innovativi. Da pensare di lanciarne uno, alla fine ne abbiamo lanciati 5 in circa otto mesi. Sono stati mesi molto, molto duri e però al momento ce l’abbiamo fatta. Li abbiamo presentati da pochi mesi e siamo sul mercato con dei prodotti innovativi, che solo noi in parte facciamo, addirittura anche al mondo, creando appunto dei prodotti ideati, in primis, e per il lavoro che facciamo per il “B to B”, quindi il mondo anche Ho.Re.Ca. (NdR “Hotellerie-Restaurant-Café”) e infine per il “B to C”, quindi per il customer finale.

I soldi per iniziare

I soldi li abbiamo trovati ovviamente nel tempo, accantonando un po’ quello che è stato le nostre economie nel tempo e l’aiuto di nostro padre, che è il terzo socio della Bel.Co. e nonché Presidente e socio di maggioranza è stata una grossa mano, in quanto ovviamente, il primo a credere in noi è stato lui e ci ha dato una mano nella creazione della società in tutto, anche la parte burocratica, però gli anni di lavoro pesano e sono serviti sicuramente a qualcosa.

Ad oggi dopo aver fatto grandi investimenti per i cinque prodotti che abbiamo presentato, stiamo richiedendo ovviamente un aiuto alla banca, degli strumenti finanziari che ci permettano di creare un’azienda un po’ più solida e strutturata con la visione di, magari, immettere nel mercato altri cinque-dieci prodotti, chi lo sa, vedremo cosa possiamo fare.

Un episodio negativo ed uno positivo

Per quanto riguarda un argomento negativo nel mio periodo imprenditoriale, forse più legato a un po’ la burocrazia italiana, nel senso che di negativo-negativo, fortunatamente non ne abbiamo avuti tanti, se non appunto quello legato alla burocrazia, alla difficoltà anche di riuscire a fare impresa con un po’ più di semplicità, per quanto riguarda appunto noi giovani, perché se non fosse stato anche per la famiglia, che abbiamo dietro, su anche determinati meccanismi non è poi così semplice riuscire a fare impresa e magari venire a conoscenza di certe informazioni, discorsi legati ai finanziamenti, magari europei, con la quale, magari, appunto aiutare i giovani d’oggi in una start up e crescere quotidianamente e annualmente, ovviamente. Quindi, una volta che poi si hanno degli obiettivi, riuscire a metterli in pratica, anche in tempistiche abbastanza brevi.

Elemento positivo, direi per fortuna tanti, soprattutto nell’ultimo periodo. In primis, per essere riusciti a creare cinque prodotti in otto mesi, che tra amici imprenditori, nel parlare, abbiamo capito essere una grande impresa. Quindi, siamo fieri di noi stessi e allo stesso tempo per aver fortuna di avere incontrato imprenditori magnifici, con una visione anche imprenditoriale a loro volta molto lungimirante, soprattutto nei nostri confronti, tali da essere riusciti, averci aiutato a realizzare quello che era il nostro sogno, il nostro obiettivo da qua a 10 anni.

Fare impresa in Italia

Fare impresa in Italia significa sicuramente scontrarsi con un mondo che vive ancora nella tradizione, in quanto soprattutto se si lavora in ambito alimentare, food diciamo, c’è un grosso background e per chi presenta prodotti innovativi o in un ambito che in Italia non è ancora così sviluppato come il “plant based” che è una frase che va molto di moda, il vegan, si va proprio a vedere la disparità tra quello che è la tradizione e un po’ l’innovazione. Noi abbiamo, viviamo giornalmente a contatto con persone che sicuramente hanno una loro storia sulle ricette tradizionali, noi andiamo un po’ a destabilizzarli, anche con il marchio che abbiamo creato, che parla proprio di “In.Vece”, un’alternativa a questo significa andare a vedere proprio quello che è la difficoltà in un paese che vive ancora nel suo storico. Sicuramente è anche una cosa bella, in quanto a me piace, mi piacciono le sfide, ci piacciono le sfide e affrontarle giornalmente è una cosa che ti dà lo stimolo di guardare sempre verso il futuro, e capire probabilmente quello che, secondo noi ovviamente, è la politica del futuro dell’alimentazione in Italia e non solo, è un grosso trend mondiale, quindi speriamo funzioni.

Ovviamente, abbiamo deciso di farlo in Italia, a parte per l’essere italiani, ma proprio perché viviamo anche noi di una tradizione, siamo stati, passatemi il termine, onnivori per anni, quindi conosciamo benissimo quello che è la tradizione alimentare italiana. Non tralasciando la tradizione volevamo creare prodotti che si rivolgessero al futuro, quello che secondo noi appunto è il futuro dell’alimentazione quindi la parte vegan, plant based, vegetale, però non dimenticando quello che è la parte fondamentale che l’Italia ha come tratto distintivo di tutto: il gusto, cioè quella parte che tutti, ognuno di noi ha dentro di sè. Assaggiando un prodotto, ognuno ha un ricordo, ha una storia legata a quel prodotto. Non volevamo proporre un prodotto alternativo, che fosse un paritetico finto, ma volevamo creare qualcosa che ricordasse in tutto e per tutto la tradizione italiana, quindi un tiramisù piuttosto che altri prodotti, una bevanda, un latte, eccetera, eccetera, che fossero legati alla tradizione italiana, ma magari con un tratto un po’ più innovativo, ecco.

Le caratteristiche di un imprenditore

Per me un imprenditore oggi deve essere, in primis, lungimirante, con i tempi che corrono comunque non è così facile fare impresa e soprattutto aggiornarsi quotidianamente, quindi stare anche al passo coi tempi. Lungimiranza, quindi, sia nella parte lavorativa, quindi del percorso imprenditoriale, o comunque il progetto a cui si sta pensando, quindi continuo anche aggiornamento, fare dei corsi e poi credere che allo stesso tempo nei giovani e magari in qualche idea che a un certo punto magari manca e riuscire ad avere quella parte di umiltà, saper ascoltare anche altre persone e non solo se stessi.

Il futuro per le nuove generazioni

Un messaggio a un giovane che magari si vuole approcciare al mondo dell’impresa è sicuramente quello di, diciamo, focalizzarsi su un obiettivo, che può essere appunto la commercializzazione di un prodotto vegan, studiare il mondo vegan fin nel minimo dettaglio, mono focus, fino a che non si esaurisce il tempo. Aspirare a diventare magari il migliore in quel mercato, comunque ispirarsi anche a chi fa mercato oggi, chi è il migliore in quel mercato, in quel settore, perché è vero, ovviamente, fanno la storia magari capendo quali siano i loro punti di svantaggio, di vantaggio e a adattarli alla propria impresa. Non avere paura, perché la paura a volte limita, la paura di avere dei problemi spesso porta ad averli. Affrontare il problema quando c’è il problema reale, questo è uno dei consigli che mi sento di dare, sicuramente guardare un po’ più ad ampio spettro, non farsi fermare dalle indicazioni di qualcuno o da una strada che magari qualcuno ti indica. Vedere delle strade laterali, che a volte sono anche le migliori o sono innovative, diverse e magari non battute da nessuno proprio perché nessuno le ha mai fatte.

Quindi, fondamentale credere nei propri progetti e andare un po’ dritti. La testardaggine a volte paga, a volte no, ma può essere un buon vantaggio: provare!