Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Gianluca Santilli avvocato, lavoro come avvocato da oltre 30 anni, avendo 62 anni e circa 30 anni fa ho capito che l’attività professionale non poteva più essere un’attività “One Man Band” e quindi ho ideato uno dei primi studi su base federale. Oggi sono managing partner del mio studio, si chiama “Lexjus Sinacta”, oltre 200 tra avvocati e commercialisti, sparsi in nove sedi in Italia.

Quale avvocato d’affari tendo a portarmi dietro questo mio approccio di analizzare tutte i profili economici anche sulle mie passioni e quindi anche pedalando con due pedali e due ruote ho detto: “Ma cosa può uscir fuori a livello economico dalla bicicletta?” E ho cominciato ad analizzare tutti quanti i vari comparti che interessavano la bicicletta, dal clima, l’ambiente, la salute, la prevenzione, il turismo, le infrastrutture e da questo nasce un termine che ho coniato quattro anni fa: “Bike Economy”. Bike economy significa 500 miliardi solo nell’Unione Europea, significa 500 miliardi belli, sani tutti quanti legati all’economia sostenibile, significa qualità della vita e in tre anni ho creato “Forum bike economy”, ho creato “Osservatorio bike economy”, sono diventato addirittura, non ci si crederà “Eccellenza”. Il Senato mi ha detto che i miei studi erano meritori di darmi questo tipo di titolo e ho cominciato a capire che dietro la bike economy valeva la pena lavorarci, perché in realtà ci può portare a tanti vantaggi, vantaggi anche per le generazioni future.

Se poi pensiamo che noi stiamo in Italia, se pensiamo che l’Italia è il territorio tra i più belli del mondo, se pensiamo a quanta contaminazione ci può essere tra i vari comparti della bike economy, perché dove comincia il cicloturismo finisce l’enogastronomia, dove finisce l’enogastronomia ci sono le infrastrutture, c’è la bellezza dei paesaggi, la cultura, una sorta di turismo lento che è anche una lente di ingrandimento, che ingrandisce tutte le bellezze che riguardano questo tipo di mondo, ci rendiamo conto di quanto può essere bello darsi da fare per questo tipo di comparto. Perché questo comparto è anche un comparto che creerà moltissimi posti di lavoro, è un comparto che darà lavoro ai giovani, che li farà tornare sui territori, dai quali oggi devono scappare per lavorare in città, facendo dei lavori che non gli piace. E quindi noi dobbiamo divulgare questo attraverso tutti i possibili strumenti.

Uno degli strumenti è i grandi eventi ed è per questo che ho ideato “Granfondo Campagnolo Roma”, oggi uno dei più grandi eventi internazionali, migliaia e migliaia di ciclisti che, a traffico incredibilmente chiuso, attraversano Roma e i Castelli romani e che sono uno straordinario spot per tutto quello che ruota attorno appunto alla bike economy. Quindi evento-mezzo per raggiungere il fine, di divulgare questo aspetto. Così come i convegni internazionali, così come i workshop scientifici, culturali, economici.

I soldi per iniziare

Trent’anni, praticante di lusso in un grande studio romano, decido che è il momento di fare il salto, parto con il titolare dello studio e dico: “io vorrei diventare tuo partner!” A quell’epoca l’idea di far partner un giovane con trent’anni di meno, era quasi impossibile, dice no continua a lavorare con me, dico non ce lo faccio, mi metto da solo. Una figlia di sei mesi, non avevo neanche il coraggio di dire a mia moglie che avevo preso uno studio per conto mio, fortunatamente, perché il problema era economico, mi seguono tanti clienti, incredibilmente importanti, da lì nasce la sfida. Dopo sei mesi che avevo messo su questo nuovo studio, prendo il coraggio e dico a mia moglie, sai io non lavoro più come praticante-collaboratore in questo grande studio, ho fondato un mio studio.

Un episodio negativo ed uno positivo

Partiamo da un episodio particolarmente positivo della mia vita professionale ed umana.

Mi arriva in studio Niki Lauda e mi porta un’idea di business, a mio parere divertentissima. Dice voglio fare un tour operator a livello viaggi aerei e voglio fondare la “Lauda Air Italia”. Aveva già la Lauda Air. Voi immaginate l’icona Niki Lauda, io che lo porto in macchina, cioè Niki Lauda che fa il passeggero io che gli faccio da autista, andiamo al Ministero dei trasporti, non esisteva allora altro vettore se non Alitalia e capiamo quanto era importante fare i charter di lusso. All’epoca i charter erano considerati carri bestiame. Charter dove, Niki Lauda peraltro guidava l’aereo e quindi lì creiamo questa narrazione straordinaria, di questa Lauda Air Italia. Mi dice, tu però mi devi fare da Presidente, perché all’epoca l’Austria non era ancora Comunità Europea, serviva un cittadino europeo italiano, è tanto per pochi giorni. Quei pochi giorni sono diventati sette anni, per sette anni faccio il presidente della Lauda Air, porto i miei amici a Barbados, a Cuba, ci divertiamo come pazzi e lanciamo questa idea. Poi purtroppo fallita, perché Niki si convince di concentrarsi sulla Lauda Austria che lui voleva far diventare l’unica aviolinea, se la prende con l’Austrian Airlines e finisce miseramente a fallire e la Lauda Air viene venduta. Però è stata una straordinaria e divertentissima esperienza sia di vita umana, che professionale.

Un episodio negativo in particolare e ci tengo a dire che poi sono gli episodi negativi quelli che ti fanno crescere, quelli che ti fanno imparare, creo un grande gruppo imprenditoriale di tipo immobiliare alberghiero ed altro. L’imprenditore, forse un filo troppo spregiudicato, capisco che lui aveva bisogno di un grosso partner internazionale, troviamo questo partner internazionale, glielo trovo io, tantissimi soldi che venivano offerti e lui per avidità dice non mi bastano questi soldi, devi fare in modo di farne arrivare altri. Non era possibile, l’approccio era sicuramente sbagliato, il risultato è stato il fallimento di tutta questa azienda e quindi anche la perdita di un sogno professionale molto importante.

Fare impresa in Italia

Fare impresa in Italia per un avvocato d’affari, un avvocato che si occupa di impresa è una delle domande ricorrenti, è una delle cose con le quali si va a dormire e ci si risveglia e ci si trova di fronte a straordinarie eccellenze, straordinarie menti, imprenditori che hanno una visione incredibile che però si perdono nel piccolo è bello. Si perdono nella incapacità a volte di fare un passo indietro, di far entrare manager di alto profilo, di utilizzare i grandi capitali che la finanza internazionale mette a disposizione. E questo che cosa porta: porta a vedere quanti grandi gruppi internazionali acquisiscono aziende italiane. Non esistono grandi multinazionali italiane, appena ci si arriva a un passo, che ci si arriva, non c’è il coraggio, non c’è il coraggio di crescere in Italia. E questo vale per tutti i settori, vale anche per il mio, non esistono grandi studi legali internazionali, esistono grandi studi legali italiani, esistono grandi imprese italiane, ma vedete i casi e, ce ne sono tantissimi, dove poi l’ultimo è quello per esempio, mi viene in mente di “Italo”, se è arrivato a diventare un grandissimo gruppo a livello internazionale, nel settore della mobilità su treno, ti vendi agli americani. E questo vale anche per tutti quanti i grandi brand dell’alta moda, vale per tutti quanti i grandi brand italiani, tutti gli altri continuano a faticare. Luxottica, il suo passaggio generazionale lo sta facendo, acquisendo un grosso gruppo francese, ma del quale poi diventerà parte.

Il perché non si riesce a diventare abbastanza grandi in Italia è perché non c’è quella logica di inclusione, non c’è quella logica di andare a vedere l’azienda, che spesso poi è anche azienda di amici e dire, facciamo imprese insieme. Ho moltissimi casi dove si preferisce vendere a un soggetto estero, a una finanziaria estera, piuttosto che al cugino, ovvero all’amico. C’è il terrore di dire, io sono un numero 2 rispetto a un numero 1, c’è la fortissima incapacità di creare aggregazione, come si dice adesso di creare sistema e questo fa sì che noi non riusciamo a crescere. Modelli di straordinaria efficacia, come quello di LVMH, il polo del lusso, se voi lo andate a vedere all’interno ha moltissime aziende italiane. Bulgari si è venduta a LVMH, perché non è riuscita a creare un polo del lusso della gioielleria italiana e a quel punto ha lasciato perdere. Pinarello nel settore della bike economy e della bicicletta ha provato a fare la stessa cosa nel Veneto e poi in Italia, anche lui è dovuto capitolare ed oggi è una delle aziende che fanno parte di LVMH. Quindi eccellenze, eccellenze riconosciute, eccellenze tutte quante italiane, perché l’Italia è riconosciuta come tale a livello mondiale, devono andar fuori e spesso devono soccombere all’acquisizione da parte dei gruppi esteri.

Le caratteristiche di un imprenditore

In Italia un imprenditore, a mio parere, deve avere caratteristiche di grande visione, grande curiosità, ma soprattutto grande coraggio. In Italia è veramente molto difficile fare impresa, perché il successo in Italia è penalizzato, il successo è visto male, il successo si tende sempre a giustificarlo per motivi che non sono poi quelli reali, per invidia. Si dice che io sono arrivato a un certo tipo di obiettivo, perché sono amico di qualcuno, perché sono stato fortunato. In Italia si fatica molto a riconoscere la meritocrazia, riconoscere l’eccellenza, viene quasi vista con paura. Dobbiamo fare esattamente il contrario, dobbiamo lavorare perché questo tipo di approccio sia capovolto a 180 gradi, perché altrimenti il contraltare sarà il degrado anche a livello di qualità degli imprenditori italiani.

Se analizziamo chi ha avuto successo, a prescindere dalla sua età, oltre al coraggio c’è la voglia di rischiare e la voglia di aggregarsi. Uno di quei limiti che fanno dell’imprenditoria italiana, un’imprenditoria di eccellenza, ma di campioni troppo piccoli, fa sì che invece chi ha scelto di aggregarsi, chi ha scelto di allargarsi, chi ha scelto di condividere anche con chi, come dire, la pensava inizialmente in modo diverso, ha vinto e questo fa sì che oggi cominciamo a vedere anche aziende, soprattutto che operano nel settore dell’innovazione, delle start up, di giovani che tornano in Italia. Questo credo che sia un segnale di straordinaria importanza d’assecondare in ogni modo, perché se vediamo anche questi nuovi mestieri, questi mestieri legati all’influenza attraverso i Social, all’imposizione di determinati tipi di progetti, dietro c’è tanto studio, cioè non andrebbe, come dire, ridimensionata o quasi trattata come un caso così, del tutto unico, di gossip, esperienze come di questi soggetti che riescono invece come “Influencer” a creare degli imperi. Abbiamo visto anche a livello internazionale di quella ragazza del gruppo Kardashian, che ha superato il miliardo di dollari. Dietro queste cose non c’è casualità, c’è grande professionalità, grande attenzione e quindi proviamo con umiltà, copiando quelli che sono i modelli di eccellenze estere e andando a vedere cosa i giovani con un certo tipo di brillantezza mentale stanno realizzando e proviamo a copiarli, anche noi che abbiamo età ben diverse.

Il futuro per le nuove generazioni

Il messaggio per i giovani è che noi abbiamo un territorio le cui potenzialità sono straordinarie, qualsiasi cosa si fa in Italia, viene più facile, sotto qualsiasi tipo di aspetto, sotto l’aspetto dell’eccellenza delle materie prime, della straordinarietà di storia, di cultura, anche di tutto quello che è avvenuto prima di noi.

Un bellissimo articolo, che ho letto poco tempo fa, diceva: riprendiamoci l’orgoglio di italiani, andiamo a vedere perché l’Italia è diventata grande, non creiamoci dei limiti legati al fatto che abbiamo dei confini, andiamo oltre i confini, perché portandoci dietro l’essere italiani, l’eccellenza dell’Italia, la storia dell’Italia, si può veramente addirittura diventare leader a livello mondiale di tantissimi tipi di settore.

Quindi i ragazzi devono pensare a questo, i ragazzi devono capire che hanno dietro un qualcosa che ha un booster pazzesco.