Nicola Possagnolo Noonic Srl

Nicola Possagnolo, founder di Noonic, giovane imprenditore, che con la sua testimonianza ci fa capire quanto tutto può essere semplice se ci si danno obiettivi ambiziosi. Il mondo per lui è veramente globale.

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Nicola Possagnolo e sono il fondatore di Noonic. Noonic è una tech company italiana con l’obiettivo di aiutare le aziende ad innovare e cercare di posizionarsi e sfruttare al meglio tutte le opportunità anche dal mondo del digitale.

Noi siamo relativamente giovani, sei anni fa, a 22 anni, ho deciso di licenziarmi da Benetton, dove lavoravo, per partire e andare a creare il mio sogno. La gente dice che tecnicamente o porti avanti il proprio sogno oppure andrai a lavorare per qualcun altro e fare il suo. Quindi ho deciso di partire insieme ai miei due soci, Nunzio e Sebastiano e buttarci su questa avventura. Abbiamo preso, 22 anni, siamo andati in India, e abbiamo aperto il nostro primo ufficio cercando di superare una serie di peripezie, dal cercare l’ufficio, a cercare dipendenti, a capire come andare a strutturare qualcosa di cui non avevamo nessuna idea, nonostante leggere libri e studiare può essere d’aiuto ma poi quando ti trovi sul campo è totalmente diverso.

L’unico nostro obiettivo però era quello di creare un hub con all’interno le migliori teste e le migliori persone che potevamo incontrare nel nostro cammino, con appunto quell’obiettivo di cercare di portare l’innovazione in maniera tangibile nel mercato. Siamo partiti e abbiamo iniziato a svilupparci, abbiamo trovato i nostri primi clienti, nel giro di sei mesi avevamo quasi 25 dipendenti in India. Io e il mio socio ci alternavamo, andavamo su e giù e abbiamo cominciato però a capire effettivamente quali erano i problemi e i limiti di avere una società dall’altra parte del mondo; fino a quando un anno fa, anzi un anno e mezzo fa abbiamo deciso di rientrare in Italia.

Abbiamo fatto un grosso investimento di ritorno, cercando di assumere le persone qui in Italia e ripartendo praticamente da zero, però con un bagaglio culturale abbastanza importante. Quindi ci siamo trovati rapidamente ad avere quasi venti dipendenti qui in Italia e poi una società in India, una a Londra e qui divisi tra Padova e Milano. Sono stati 5 anni e 6 anni estremamente particolari perché tu parti con avere un sogno e pensare effettivamente che cosa potrebbe essere il tuo futuro e ti ritrovi di colpo ad avere una serie di persone che credono in te, che vogliono andare avanti e seguire quello che effettivamente dici e poi altre persone, clienti, o comunque partner, che credono in quello che dici e che hanno verificato che effettivamente tutto quello che tu hai fatto in questi anni porta realmente un beneficio alla loro impresa e per questo ci dà la possibilità di crescere e stiamo crescendo a una velocità che è allucinante, per un’azienda comunque così relativamente giovane.

 

 

I soldi per iniziare

In gergo da “startupper” potremmo dire che siamo andati di “bootstrapping” che cosa intendiamo: ci siamo autofinanziati. La realtà è che a 22 anni non abbiamo avuto la possibilità di metterci via abbastanza soldi dai lavori precedenti e non avevamo nessun interesse di chiedere un finanziamento a dei finanziatori oppure al “friends and family” e quindi i nostri genitori o amici e quindi semplicemente eravamo convinti che la velocità avrebbe fatto la differenza e che dovevamo partire.

L’obiettivo è stato quello di cercare i primi clienti per poterci pagare un tre mesi di India, partire assumere le prime persone e sapere che poi o avremmo trovato nuovi clienti oppure non saremmo riusciti ad andare avanti. Siamo quindi partiti con i primi 10 mila euro di contratti firmati e abbiamo cominciato ad assumere, abbiamo cominciato a prendere l’ufficio, abbiamo fatto i primi colloqui e abbiamo iniziato. Poi c’è stata la fortuna per cui dei clienti più grossi ci hanno contattato, era interessante la nostra storia che i ragazzini che partivano e andavano in India e portavano l’innovazione da una parte all’altra del mondo e hanno cominciato a darci sempre più fiducia. Quindi tecnicamente, ma quello che dico spesso a tutti quelli che vogliono fare azienda è che i soldi potenzialmente sono il problema minore ed è molto più importante capire dove uno vuole andare e qual è la vision per cui tu cerchi dei soldi o investi i tuoi e poi la realtà è che buona parte delle volte chi vuole fare azienda non andrebbe mai in banca, non userebbe mai i soldi propri, cerca sempre soldi da terze parti e quando la realtà è che, se tu ti metti e stai facendo un investimento tuo personale, cambia completamente tutte le regole del gioco per cui, corri molto più veloce, sai che la velocità è il primo valore, le opportunità su una ricerca, il salvare il tempo è importante, non per forza il lato economico. Il lato economico diventa importante per la parte di vendita, quindi sapere quanto devi vendere, qual è il tuo “burn rate”, capire dove devi andare e che cosa ti serve per arrivare lì. E poi via via cerchi di auto finanziarti oppure cercare dei capitali per portare avanti questa idea. Noi fortunatamente siamo riusciti a rimanere sostenibili e ovviamente lo siamo tuttora, semplicemente cercando di dare, di usare un flusso di cassa positivo e finanziandoci ogni attività che abbiamo fatto.

 

Un episodio negativo ed uno positivo

Sto vivendo una vita che è estremamente veloce e quindi pensare di andare a definire qual è un elemento positivo e un elemento negativo è estremamente difficile. Semplicemente mi ritrovo che ogni giorno hai uno stato d’animo positivo e poi l’ansia che avanza e potrebbe girare tutto e essere estremamente negativo; e credo però che questa sia la vita dell’imprenditore o comunque quello che rischia ogni giorno tutto per cercare di costruire qualcosa.

Quindi gli alti e bassi e trovarsi un giorno a sentirsi il re del mondo perché hai chiuso il contratto più grande della tua storia e il giorno dopo aver motivato il team e poi capire che il cliente non paga oppure che semplicemente qualcosa vada storto. Però questo fa parte del gioco, la realtà è che la vita è difficilissima e soprattutto quando tu stai giocando tutto per essere il più veloce possibile e sei sempre sul filo del rasoio.

Se dovessi raccontare la mia esperienza credo che il momento più difficile, anzi la serie di momenti più difficili sia stata lasciare tutto, non avere nessun appiglio, partire, andare in India, uscire dall’aeroporto, essere tu e il tuo socio con il trolley e vedere tipo 2000 gradi, il taxi che non arriva, la polvere, entrare in un taxi andare in un albergo e cominciare a fare screening di 500-600 curriculum e non trovare mai la persona cioè non riuscire a capire effettivamente come andare a esaminare quei curriculum perché obiettivamente hai 22 anni, non è chiaro come capire se una persona che ne ha 40 è preparato oppure no per fare quello che tu vuoi fare, quindi cambiare il mondo digitale. E poi andare a vedere gli uffici, andare in questi posti, in mezzo a questi technopark in cui arrivi, prendi l’ascensore quindicesimo piano, diciassettesimo piano, quarantesimo piano, arrivi al rooftop e ti dicono bene questo sarà il tuo ufficio e tu dici be’ non c’è niente, no no no ma in un mese sarà pronto. Io ho tre mesi di cassa, non posso effettivamente rischiare che dopo non arrivi perché probabilmente potrei morire e no no no no worry, no worries e poi alla fine sai benissimo che quell’ufficio non sarebbe mai arrivato e quindi cerchi altri posti, cerchi di capire in continuazione qual è la cosa che potrebbe andare storto e poi però vedi di colpo che cominci a fare le cose e le cose vanno bene, e assumi quelle persone, alcune che dovevano essere straordinarie, con dei curriculum allucinanti che hanno lavorato in Nokia, in Google, in Facebook poi si rivelano essere quelle che tirano indietro l’azienda, e invece quelli giovani che hanno voglia di spaccare il mondo e poi ti portano avanti superveloce e dici, be’ dai, almeno qualcosa di giusto lo ho fatto e quindi sta tutto nel capire come alternare le difficoltà, alla voglia che se uno crede che ce la può fare e se parte dal presupposto che il fallimento non è un’opzione, è assolutamente possibile, le cose succedono.

E quindi tutto è ruotato intorno a questo, il fatto che ogni giorno aprire un ufficio in mezzo al nulla sembrava una missione impossibile e il giorno dopo la missione che è arrivata è ancora peggio, però fa parte del gioco e credo che questa sia stata la lezione che ho imparato, e il fatto che le parti positive sono semplicemente le parti negative viste da un altro punto di vista o semplicemente dopo qualche giorno, qualche mese guardandoti indietro, cavoli però, facendo quella cosa lì sono riuscito a raggiungere quell’obiettivo li,  dando per scontato che poi effettivamente le cose diventano possibili quando tu ci credi e parti dal presupposto che ce la puoi fare.

 

Fare impresa in Italia

Io credo che la vera domanda sia perché fare azienda con gli italiani? Ritengo e lo dico spesso, quando vado a parlare negli eventi, che noi italiani siamo un popolo straordinario, con delle capacità fuori dal normale, viviamo una vita che è completamente in salita e impariamo a sopravvivere prima di imparare a vivere. Cerchiamo di andare a pensare le cose, di fare le cose cercando di crearci tutti i piani ABC per capire come non sbagliare oppure se qualcosa andasse storto, come potremmo risolvere quel problema.

Qual è la diretta conseguenza: che sviluppiamo una capacità di guardare le cose e avere un punto di vista laterale sui problemi che ci permette di rimanere in vita in determinate situazioni che sembrerebbero impossibili per buona parte delle popolazioni. Questa cosa succede quando andiamo all’estero, tutti assumono italiani e gli italiani che arrivano all’estero e sono quelli che hanno sviluppato questo punto di vista, hanno tipo la vita in discesa, perché quando arrivi su un Paese dove le cose funzionano in maniera normale, dove la vita semplicemente ti dà quello per cui investi, corri, corri velocissimo riesci ad avere possibilità, tu quando fai qualcosa hai dei meriti e vai avanti e questo succede, per cui diventi l’amministratore delegato di una super azienda oppure riesci a fare carriera con degli stipendi che non avresti mai visto e quindi il secondo punto è perché fare azienda in Italia?

Perché trovi questi talenti e poi soprattutto gli italiani che rientrano in Italia, che vogliono tornare in Italia, hanno sviluppato prima, quando erano qui, la capacità della sopravvivenza, quando vanno all’estero, la fame di voler raggiungere gli obiettivi. Quando rientrano, si riesce ad avere delle persone che sono straordinarie con cui lavorare, affamate e che riescono a vedere delle opportunità che l’Italia ti dà, che sono totalmente fuori dal normale.

Siamo un’azienda che su determinati verticali, che possa essere la moda, che possa essere il cibo, che possa essere il design abbiamo dettato legge per decine d’anni a livello mondiale e ci sono delle opportunità da prendere che sono infinite. Il problema in questo momento è capire il punto di vista per riguardare le opportunità, per guardare quello che ti si apre davanti e cercare di capire come coglierle il più velocemente possibile, facendosi aiutare da quelle persone con cui noi cerchiamo di circondarci ogni che effettivamente ragionano in maniera diversa e noi riteniamo essere eccezionali.

 

Le caratteristiche di un imprenditore

Io credo che un imprenditore sia una persona disposta a vivere alcuni anni della propria vita come nessuno farebbe, per poi vivere il resto della propria vita come nessuno potrebbe fare. Questa è una frase celebre, ovviamente non è mia, però la sposo in pieno.

È difficile veramente svegliarsi ogni mattina, avere un carico di responsabilità che probabilmente nessuno sarebbe in grado di gestire e però sapere che lì davanti hai un obiettivo che vuoi raggiungere. È straordinario pensare che le persone vengono premiate in pubblico per anni di sacrifici che fanno in privato. Quando il super atleta arriva e gareggia alle olimpiadi, il punto difficile non è la gara e tutti danno per scontato che la gara è la parte più semplice, il vero problema è quello che sta dietro, l’allenamento. Quindi c’era Phelps che aveva detto in una sua intervista, che lui cercava di fare il doppio o se non il triplo degli allenamenti rispetto a tutti gli altri e quindi quando uno arriva e vince non è che dice oh è successo, obiettivamente si è allenato tutti i giorni in maniera straordinaria, per raggiungere quell’obiettivo.

E quindi quali sono secondo me le caratteristiche che fanno un imprenditore più o meno di successo, diciamo che fanno un imprenditore: la perseveranza, cioè sapere che nessuno ti dà quello che effettivamente chiedi, ma devi andare là e prendertelo, sapendo che le cose non vanno mai come ti aspetti, però sono lì e basta veramente immaginarle.

La leadership, cioè le persone ti seguono, ma non seguono te perché dici di fare cose, ma ti seguono perché seguono qual è il tuo obiettivo, la tua vision e quindi cercare di parlare in maniera corretta con le persone che lavorano con te e cercare di trasmettergli l’entusiasmo che muove te stesso, tante volte semplifica buona parte del lavoro in azienda e cercare soprattutto di andare a scoprire insieme a loro come muoversi, come andare a trasmettere alle persone esterne quello in cui tu credi.

Il terzo punto è la fiducia che va a crearsi tra te e le persone che ti stanno intorno, che siano i tuoi dipendenti, che siano i tuoi partner, che siano i tuoi clienti o che sia te stesso, perché effettivamente questo è il punto che fa la differenza.

Certo quanto corri, perché corri, che cosa stai facendo e dove vuoi arrivare sapendo che tutto andrà bene, sapendo che sarai trasparente e che manterrai sempre dritto l’obiettivo, cercando di portare tutti dietro con te e in un’idea che è quella per cui tu hai iniziato a fare le cose, sapendo che poi si può cambiare, però è proprio essere perseveranti, leadership e avere la fiducia di tutti quelli quando ti muovi.

 

Il futuro per le nuove generazioni

Questa domanda mi mette in difficoltà, credo, ci provo a dare una serie di suggerimenti. Non mi reputo di avere successo e sinceramente credo di essere ancora nella fase in cui bisogna spingere al 2000 per cento per cercare di arrivare ai miei obiettivi personali, però cerco di dare quelli che secondo me sono i cinque punti che muovono me ogni mattina e spero che possano essere d’aiuto.

Primo punto: alzare gli standard, quindi ogni giorno cercare di fare qualcosa, muoversi e cercare di portare un po’ più in alto l’asticella, quello che dicevamo prima sugli allenamenti, fare di più, se tu fai di più, tecnicamente i risultati arrivano, la gente capisce e quindi vedrai che nulla ti verrà dato per scontato però dall’altra parte i risultati cominceranno ad arrivare.

Due: siate curiosi, cioè il punto di vista della curiosità e l’immaginazione per cercare di vedere le cose da un punto di vista diverso farà di voi effettivamente una persona diversa nel mondo del lavoro. Voi avete la straordinaria opportunità di esser nati in un momento in cui le vostre competenze, molto probabilmente, saranno migliori di quelle dei vostri manager. Avete iniziato a usare delle tecnologie che i vostri manager non sapevano da che parte iniziare a utilizzare e quindi voi avete un vantaggio competitivo che è estremamente più avanti rispetto a tutti gli altri. Il punto è capirlo.

Tre: il successo personale. Le persone pensano, danno per scontato che il proprio successo siano i soldi. Io credo che invece bisognerebbe iniziare a capire del perché ogni persona inizia, si sveglia ogni mattina e capisce da che parte vuole andare. Capire quali sono quelle cose che lo muovono e dicono io voglio andare di più, io voglio andare meglio, io voglio raggiungere un determinato obiettivo e i soldi poi tecnicamente arrivano. Cioè è qualcosa di effimero che poi arriva tecnicamente quando fai qualcosa che effettivamente ti piace e per cui ogni mattina ti svegli super entusiasta di portare a termine un determinato obiettivo.

Però è importante avere chiarissime le priorità della propria vita, essere interessanti e quindi essere interessanti, cercare di arrivare a fare un colloquio con qualcuno in maniera preparata, cercare di aver fatto cose, cioè io cerco di fare più cose possibili che tante volte non mi competono perché, secondo me, quando arrivi e parli di qualcosa di interessante con qualcuno, chiunque esso sia, ti guarda con degli occhi diversi e quando quella persona che sia il tuo futuro datore di lavoro o una ragazza al bar, ti guarda con degli occhi che sembrano effettivamente interessati da quello che dici, vedrai che tutto è semplice, che è molto più semplice. Il problema è che, secondo me, una parte delle persone pensa che le cose succedano, è più facile passare da vittima rispetto a cercare di creare le condizioni per far succedere le cose. Quindi inizia, esci di casa, fai delle esperienze e vedrai che quando inizi a raccontarle, in ogni momento della tua vita sarà tutto più semplice, passerai con un punto di vista totalmente diverso.

Cinque:  do good, have fun, make money – in quest’ordine cioè fai del bene, divertiti e poi tecnicamente i soldi arrivano. Se io penso che il 99 per cento delle persone spera o crede che i propri sogni si avverino così, stando su Facebook e non facendo niente per farli avverare, è ovvio che è tutto più semplice, perché se tu fai parte di quell’uno per cento che basta che fai qualcosa e tutti gli altri ti guardano in maniera strana, dicono, ma guarda che bravo che è quello, in realtà non è vero, cioè rimangono lì a dire che sei bravissimo ed è molto più semplice pensare a quanto è bravo quello, io non potrò mai essere come lui, rispetto a dire se io a domani mattina mi sveglio, ogni mattina mezz’ora prima per leggere, per scoprire qualcosa di nuovo, tecnicamente le cose succedono.

Quindi sono cinque punti, cercare di portarli avanti ogni giorno, capire ogni giorno cosa ho fatto per realizzare questi punti nella mia vita e poi le cose succedono, almeno spero.

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