Giovanna Flor Bauer SpA

Giovanna Flor, CEO di Bauer SpA, sottolinea l’importanza dell’impatto eco-sostenibile dell’azienda nel territorio, l’importanza delle relazioni e delle condizioni di lavoro dei collaboratori e necessariamente l’eccellenza dei prodotti.

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Giovanna Flor, sono l’amministratore unico di Bauer SpA.

Questa azienda è un’azienda storica per il nostro territorio, il trentino. Quest’anno compie 90 anni. L’azienda è nata dai signori Bauer che molti, molti anni fa avevano iniziato l’attività, importando dalla Germania i dadi da brodo e poi, appunto nel 1929, hanno detto, ma proviamo a farli a Trento e quindi hanno importato diciamo le tecniche di lavorazione che avevano imparato in Germania e hanno cominciato a produrre. All’epoca l’azienda era situata dietro il castello del Buonconsiglio. Quindi, è un’azienda che ha una lunga tradizione che però oggi, pur avendo attraversato mille traversie, è ancora molto attiva e oggi è anche la terza azienda del comparto dei dadi da brodo in Italia, segue Star e Knorr, quindi due aziende molto grosse, due multinazionali, ma, quindi, con distanze in termini di volumi molto grandi, però diciamo Bauer si è conquistata questa posizione all’interno del panorama del comparto dei dadi nazionale.

Negli anni ’80, la mia famiglia ha rilevato questa azienda dai signori Bauer, insieme a un altro socio, azienda che ormai in quel momento stava andando in fallimento, di fatto. Il signor Bauer non aveva eredi che mio padre, insieme a quest’altro socio, hanno deciso di provare a rilanciare l’azienda, che comunque aveva già all’epoca un’impronta molto, molto chiara, provare a rilanciarla per vedere se poteva avere comunque una continuazione, rispetto a questo momento di crisi che stava attraversando.

Quindi, diciamo, a metà degli anni ottanta c’è stato questo cambio di proprietà e negli anni poi sono entrata in azienda anch’io, si tratta del ’95, dopo i miei studi in scienze politiche che erano finalizzati in realtà a fare tutt’altro, perché io volevo fare il poliziotto, invece mi sono trovata a fare qualcos’altro che comunque negli anni mi ha appassionato, davvero molto. Ho voluto con tutte le mie forze poi cercare di dare un’impronta mia a questa azienda, a costruire qualcosa che guardasse veramente all’innovazione, al futuro e che fosse anche all’avanguardia sotto molti aspetti anche valoriali.

I soldi per iniziare

La mia famiglia è entrata in questa azienda, appunto, in una situazione di crisi. Quindi, diciamo, gli investimenti iniziali, se pur ci sono stati, non sono stati diciamo eccessivi. Negli anni poi qualche errore imprenditoriale è stato fatto e sono state fatte delle acquisizioni che non sono andate a buon fine e che hanno avuto anche delle ripercussioni molto importanti sulla nostra azienda.

In quel momento sono entrata in azienda io e mi sono dovuta trovare a fronteggiare queste situazioni di crisi e non avendo l’esperienza perché uscivo da un’Università, Scienze Politiche che non dà molti strumenti finalizzati al lavoro che stavo per intraprendere. In quel momento lì questa azienda ha sofferto quasi di sotto-capitalizzazione, però poi con la perseveranza e comunque con la capacità reddituale che questa azienda sapeva esprimere si è risollevata e devo dire che abbiamo risolto questo momento di crisi con molta tenacia e con una grande capacità dell’azienda di auto sostenersi.

Un episodio negativo ed uno positivo

L’evento negativo in assoluto, questa entrata in azienda in modo turbolento è dovuto ad una situazione di crisi che ho dovuto essenzialmente affrontare senza strumenti. Qui l’idea è proprio quella di non demordere perché se l’idea è buona bisogna perseverare, tenere duro, affrontare tutti i problemi giorno per giorno per come si presentano e capire che guardando avanti i risultati prima o poi arrivano.

L’evento positivo che è stato un po’ il coronamento di questo mio pensiero e di quello che volevo fare in azienda è la costruzione di questo immobile, quindi questa sede che è stata costruita nel 2011 e abbiamo inaugurato poi nel 2012, che per me era il sogno: una struttura voluta fortemente, eco-sostenibile, che rappresentasse Bauer e i valori che Bauer mette nei prodotti. I prodotti hanno una caratteristica di naturalità molto spinta e quindi anche la sede che ci rappresentava e dove il nostro personale lavora, doveva essere assolutamente eco-sostenibile, per cui abbiamo voluto certificare questo immobile “Leed” è una certificazione di origine americana, ma tradotta dalla provincia autonoma di Trento negli standard e quindi è stato il primo immobile ad essere certificato secondo gli standard “Leed Italia” nel 2009 e questo è un po’ diciamo la partenza di un ragionamento un po’ più ampio che Bauer ha fatto a livello concettuale, perché ispirata un po’ da un concetto di bontà a  360 gradi che per noi si declina in tre ambiti fondamentali: l’ambiente, e chiaramente questo edificio ne è l’espressione, i prodotti, nostri che sono certificati “PEF” per cui hanno l’impronta ambientale di prodotto, si esplicita in un’attenzione particolare verso le risorse umane, con queste certificazioni Family, che sono certificazioni che vanno nel senso della conciliazione famiglia e lavoro e che quindi noi abbiamo interpretato, se volete, non in un senso di risposta a delle rivendicazioni sindacali, ma proprio nel senso di costruire un clima interno e una consapevolezza del ruolo di ciascuno dei nostri collaboratori molto, molto spinta, perché poi tutto questo si traduce nelle produzioni nostre che sono produzioni di qualità e su questo terzo ramo c’è il prodotto, con tutte le certificazioni che abbiamo affrontato e con tutti i claim che esprimiamo anche sul packaging, che comportano ovviamente un lavoro molto importante di autocontrollo, in funzione della sicurezza del consumatore, della salute e che però rappresenta per noi la vera differenza rispetto a prodotti sul mercato. Quindi, abbiamo certificazioni del senza glutine, abbiamo la certificazione vegana e tutto questo si traduce in un sistema di autocontrollo che prevede appunto il controllo di 140 materie prime, 150 imballi con un sistema sottostante molto, molto complicato, ma che ci siamo impegnati a gestire appunto a tutela del nostro consumatore.

Fare impresa in Italia

L’Italia ha molto da esprimere, è un territorio meraviglioso, noi poi siamo localizzati in trentino, quindi sicuramente abbiamo un territorio che dà molti stimoli alle imprese che li sanno cogliere. In particolare, per quello che riguarda Bauer questa attenzione all’ambiente e quindi all’eco-sostenibilità che nasce anche su impulso della provincia autonoma di Trento, per questa attenzione verso le certificazioni Leed, ma anche faccio riferimento alla certificazione Family, quindi alla conciliazione famiglia-lavoro che è una certificazione che nasce proprio in trentino.

Sì, e è vero che in Italia alle volte c’è un sistema legislativo farraginoso, con delle limitazioni importanti e quindi gli imprenditori alle volte si trovano a fronteggiare delle situazioni un po’ di difficoltà. Però, queste normative che, per esempio sono anche legate al nostro comparto, se ben interpretate e di fatto anche seguite possono dare comunque un vantaggio competitivo. Per noi seguire queste leggi che sono anche un po’ datate, esistenti sul territorio nazionale ha consentito comunque di ottenere un vantaggio, perché questo si è tradotto in un prodotto qualitativamente molto più elevato, rispetto a concorrenti esteri che lavorano con delle restrizioni un po’ più lasche.

L’Italia perché, perché se si colgono gli stimoli che ci sono, questi si traducono sicuramente in un completamento della proposta delle aziende, che va oltre il prodotto.

Le caratteristiche di un imprenditore

Deve avere innanzitutto una grande tenacia, avere chiaro qual è il suo obiettivo, qual è il suo progetto, guardare nel lungo periodo e non guardare all’immediato, non farsi scoraggiare dalle difficoltà che quotidianamente emergono, circondarsi di collaboratori eccezionali, lavorare sulle competenze tecniche, ma anche sulle capacità relazionali che fanno la differenza in assoluto, rispetto al successo del progetto che si vuole portare avanti.

Il futuro per le nuove generazioni

Innanzitutto, direi, se c’è un sogno bisogna coltivarlo, però non basta, perché prima di metterlo in atto consiglierei comunque un percorso di formazione importante, dal punto di vista tecnico, poi non necessariamente legato al sogno che il giovane ha, ma anche una preparazione di quelle che si chiamano tendenzialmente “soft skills”, capacità anche relazionali. Queste due cose, secondo me, sono importantissime per dare un’apertura mentale e l’apertura mentale che i miei studi mi hanno dato, mi è servita, mi è servita in termini di organizzazione interna, in termini anche di capacità di organizzare le cose e quindi anche di organizzare un’azienda. Per cui assolutamente la preparazione, anche se non specifica o se non direttamente connessa con il lavoro o il progetto che il giovane ha, è fondamentale, che poi sarà utilissima nella realizzazione del sogno.

E poi è evidente che, se il sogno è concreto ed è assimilabile a valore aggiunto, ovviamente non bisogna demordere e questo è fondamentale. Quindi, cercare veramente di guardare in avanti, non fermarsi al problema quotidiano, ma insistere nel percorso fino ad arrivare dove, dove si ha in testa di arrivare.

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