Barbara De Rigo

De Rigo Vision SpA

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Barbara De Rigo e sono direttore marketing e responsabile della comunicazione corporate della “De Rigo Vision” che è appunto l’azienda di famiglia. La nostra avventura, diciamo meglio, quella dei miei genitori e della mia famiglia, nasce nel 1978, quando mio padre e il fratello decidono, un po’ anche per caso, di entrare in questo settore. Un parente che lavorava negli occhiali, quindi un fratello in realtà di mia mamma che lavorava negli occhiali, ha chiesto un supporto, un finanziamento, quindi un supporto economico per mandare avanti questa azienda. E quindi sono entrati inizialmente come finanziatori, in un secondo momento poi la passione ha travolto il destino di famiglia, quindi si sono dedicati sia mio padre che mia madre totalmente al all’industria dell’occhiale.

Inizia questa avventura e le risorse arrivano da un altro settore, che è appunto quello dell’edilizia e dove avevano iniziato, sempre mio padre e mio zio, proprio da zero. Quindi, sfruttando questo momento magico delle olimpiadi di Cortina, dove c’era un’esplosione, a livello proprio edilizio, e quindi hanno iniziato ad avere questa impresa. L’impresa De Rigo appunto, che è diventata una grossa impresa, e che quindi ha dato modo poi di fare ulteriori investimenti.

Nell’occhialeria, si parte nel ’78 e l’azienda era una piccola azienda, era una piccola azienda in Cadore, inizialmente era una piccola villetta, dove si trovavano circa una quindicina di persone, tra cui appunto anche i miei genitori e sono partiti da lì lavorando come terzisti, quindi per conto terzi, producendo occhiali per altre aziende o anche ottici che avevano una certa struttura e che proponevano un prodotto ad hoc.

Passa qualche anno e nell’83 succede un po’ quello che per noi è un po’ il miracolo, nel senso che c’è questa grossa intuizione, perché credo che l’imprenditore prima di tutto sia una persona che ha intuizione, che è capace anche di vedere un po’ oltre, quindi questa intuizione e si passa dal terzismo al creare un brand di proprietà. Quindi, nell’83 nasce “Police” che è il primo marchio nostro aziendale, sia in termini, diciamo, di nascita, ma anche di presenze di fatturato a livello mondiale e quindi viene lanciato sul mercato “Police”, che è prima di tutto un occhiale da sole. Quindi, ispirandosi appunto alla polizia americana eccetera, si parte con l’occhiale da sole. E anche questa è una grossa novità sul mercato, perché, diciamo, che i brand principali, che lavoravano a quel tempo nel mercato dell’ottica, erano principalmente occhiali da vista, quindi, è un po’ una rivoluzione. Nello stesso anno, sempre perché la magia era forte, abbiamo fatto una grossa acquisizione, abbiamo acquisito il brand, che era un po’ nell’immaginario dei giovani del tempo, era il brand con la b maiuscola e quindi abbiamo acquisito questa azienda, la “Lozza”, la grande “Lozza” e che ci ha portato tanta esperienza, tanta storia e tanta conoscenza. Proprio anche, diciamo, sia per le risorse umane, che comunque abbiamo preso assieme all’azienda. Quindi, l’azienda nel suo complesso con tutta la parte produttiva, eccetera, ma anche per dire gli archivi della “Lozza”, sono sempre di ispirazione ancora oggi, ma da sempre e importantissimi anche per la storia, appunto che ci raccontano. Due anni dopo, intravedendo ancora spazio nel mercato, è stato creato invece ex novo un altro brand che si chiama “Sting”, che nasce dalla mia passione personale, che al tempo era molto giovane, per il cantante appunto e quindi nasce questo secondo brand aziendale. Quindi, andiamo a coprire anche un po’ tutte le fasce del mercato utilizzando questi brand diversi: “Sting” per la fascia molto più giovane, un “Police” per la fascia diciamo intermedia e un “Lozza” che è un classico per tutti e per sempre, però un occhiale molto più sobrio, molto più classico.

Ora siamo una azienda grande, ci attestiamo tra le cinque principali aziende italiane e con sede in Italia. In realtà italiani, ormai siamo davvero in pochi, nel senso che anche le nostre grandi concorrenti sono state acquisite o comunque sono fuse con grandi gruppi stranieri. Siamo un’azienda che fattura circa 430 milioni di euro e che comprende sia una parte di “whole sale”, quindi di produzione e distribuzione, sia una parte di “retail”, quindi siamo una società anche integrata. Un retail che però non abbiamo volutamente nel mercato italiano e abbiamo acquisito negli anni, prima una catena inglese storica, la catena storica della casa reale inglese che si chiamava “Dolan and Hutchinson”, che poi successivamente abbiamo fuso con “Boots Opticians”, “Boots” è la più grande catena inglese nella farmacia e ha una divisione anche legata al prodotto ottico. Poi successivamente abbiamo invece fatto un’altra acquisizione molto importante nella Penisola Iberica, quindi sia per Spagna che per Portogallo. La catena si chiama “General Optica” in Spagna e “Mais Optica” in Portogallo. Anche qui, circa con 250 punti vendita, e l’ultima nata è una catena invece in Turchia, nel mercato turco e che si chiama “Opmar” e che è la più piccolina, la neonata e in un mercato anche un po’ più particolare, più difficile rispetto ai mercati dove forse noi abbiamo anche più esperienza, che sono i classici mercati europei. Quindi, abbiamo circa un migliaio di punti vendita anche in Europa, considerando queste diverse aree.

I soldi per iniziare

I fondi iniziali, che hanno poi dato vita alla De Rigo Vision arrivano dall’edilizia, dall’edilizia nel senso che mio padre e mio zio, alla fine degli anni cinquanta partono da zero, dal Cadore, partono dal Cadore con tanta voglia di fare e niente soldi in tasca, con però la visione di questa opportunità, che è Cortina, che stava esplodendo grazie alle olimpiadi del ’56, e quindi decidono pian-piano con qualche operaio che arriva sempre dal Comelico, quindi la zona proprio di origine di mio padre e mio zio e decidono di iniziare con una piccolissima impresa edile, che poi cresce negli anni e si consolida grazie a tanta volontà, tanta passione e tantissimo sacrificio, da parte loro.

Lavorano per molti anni in questa impresa e sicuramente parliamo fine anni ’50, quindi una ventina d’anni “a spron battuto”, dopo l’impresa edile continua ad andare avanti, però questa passione che nasce per il mondo dell’occhiale poi è travolgente e quindi coinvolge un po’ tutta la famiglia, inclusa mia madre e quindi dopo i miei genitori nello specifico, si dedicano anima e cuore a questa azienda dell’occhiale.

Un episodio negativo ed uno positivo

Un evento negativo che ha toccato la nostra azienda e che ci ha fatto fare diverse riflessioni, anche in termini strategici, e quindi anche a livello di marketing e comunicazione e che ha un po’ rivoltato le carte, è stato sicuramente il fatto che a un certo punto, visto anche il successo che la nostra azienda stava avendo nel mercato con questi occhiali da sole, che erano diventati a tutti gli effetti un accessorio irrinunciabile, molto più che negli anni ’70- anni ’80, quindi, negli anni ’90, c’è questa esplosione dell’occhiale da sole, cioè l’avvento di tutti e tutte le Griffe, quindi tutti i grandi  brand che decidono che a quel punto vogliono fare gli occhiali anche loro. Quindi, c’è un po’ una corsa a entrare nelle varie aziende, quindi, nelle grandi aziende, nostre anche concorrenti, per produrre occhiali griffati. L’occhiale griffato, solitamente, aveva un prezzo piuttosto elevato, quindi non era sul livello dei nostri “housebrand” che erano la nostra forza, ma le Griffe cosa fanno, decidono di partire spesso anche con una seconda linea, parlo per esempio non so di Emporio Armani, di un Sichel, di questi secondi brand che solitamente sfruttano diciamo il nome, però si posizionano su una fascia molto più bassa, solitamente anche sulla fascia di consumatori più giovani, che era esattamente il nostro posizionamento. Quindi questo ci colpisce in modo importante, nel senso che iniziamo a perdere quote di mercato, a vedere anche con un certo timore queste Griffe, perché chiaramente avevano un indotto globale rispetto a noi, che comunque eravamo solo occhiali.

Quindi, si fanno diverse riflessioni e si pensa, come si può reagire a questa situazione e pensiamo che per rafforzare i nostri marchi abbiamo bisogno anche dei “testimonial”, dei personaggi che ci diano ancora più valore. Quindi, inizia una stagione che poi non è ancora finita per certi aspetti, una stagione in cui si decide di affiancare i nostri marchi a dei personaggi illustri molto celebri e molto ispirazionali per il nostro pubblico. Quindi, si parte dal cinema, dallo sport, quei mondi che sono molto affini al nostro target e si inizia ad affiancare il brand a questi personaggi.

Un evento molto importante per la storia della nostra azienda, è la quotazione al New York Stock Exchange, evento che accade nel 1995 quando l’azienda ritiene di avere la forza e anche la necessità, da un certo punto di vista, di raccogliere delle risorse in più per crescere ulteriormente. Quindi, questa decisione importante di andare in borsa e in borsa in America, con una decisione anche in questo caso molto strategica, perché abbiamo la necessità di farci vedere di più anche nel mercato americano. La nostra azienda è sempre stata molto europea e anche molto forte nei mercati, soprattutto medio orientali e c’era la necessità di sbarcare con forza anche negli Stati Uniti. Quindi, nel ’95 questa grossa avventura che ci permette appunto, ci dà tantissima visibilità e ci permette anche di raccogliere una grossa fetta di risorse, che poi darà modo all’azienda di crescere, non soltanto per quanto riguarda la parte di “whole sale” e quindi di ingrandirsi e di acquisire nuove licenze, ma di diventare anche un’azienda “retail”, quindi di fare la prima acquisizione.

Quindi, ’95 quotazione negli Stati Uniti, ’98 prima acquisizione nel retail. Quindi, anche una strategia di integrazione a 360 gradi, quindi l’occhiale dalla produzione alla distribuzione e alla vendita diretta al consumatore finale.

Fare impresa in Italia

Oggi non è molto facile fare impresa in Italia e non ci sono magari le condizioni ottimali. Il Paese non agevola tantissimo quello che è l’impresa italiana, però noi siamo nati qui 40 anni fa, oltre 40 anni fa e riteniamo che la forza principale dell’azienda siano le risorse umane, le persone e nel territorio, nel nostro territorio, soprattutto per il lavoro che facciamo noi, ci sono delle persone che hanno una capacità e competenza straordinaria, per quanto riguarda il nostro settore, tant’è che il mondo dell’occhiale di media-alta gamma, che è molto concentrato nel bellunese, appunto, è proprio nel bellunese. Quindi, le grandissime aziende nascono qui, anche per la storicità del luogo, dove le persone sono cresciute, si sono formate con una certa, hanno raggiunto una professionalità elevata. Quindi, chiaramente questo è un discorso molto importante.

Altra cosa molto importante che noi imprenditori tanto, magari il Paese anche qui non aiuta tantissimo, ma in cui crediamo, è sicuramente il made in Italy, dove in alcuni Paesi come l’Italia, in primis, non c’è tutta questa passione e non si dà magari tutto questo valore al made in Italy, ma ci sono invece molti altri mercati, che soprattutto sull’occhiale di alta gamma, lo danno come un requisito fondamentale.

Quindi, il fatto di essere realizzato in Italia è un requisito fondamentale per avere un certo tipo di posizionamento e per aver riconosciuto anche un certo livello di qualità. Vivendo io in azienda e vedendo tutti i giorni quello che succede, mi rendo conto della capacità e dell’artigianalità che c’è dietro un occhiale e gli occhiali che vengono prodotti qui sono delle vere e proprie sculture, dei gioielli, io dico da indossare.

Abbiamo, per esempio, appena realizzato l’occhiale, la “limited edition” che facciamo ogni anno per Cannes con il brand “Chopard”, che per me è veramente un gioiello, che riprende la palma d’oro sull’asta, queste lenti con placcatura oro, sono proprio dei gioielli e si vede la manifattura e la professionalità che c’è dietro questi prodotti.

Le caratteristiche di un imprenditore

Sicuramente, innanzitutto c’è una grande passione e anche una grande visione. Perché essere imprenditore, secondo me, significa anche saper cogliere, intercettare delle opportunità e poi saperle, essere in grado di realizzarle.

Quindi, guardare sempre un po’ avanti, ma fare l’imprenditore è un lavoro molto difficile, con molte sfide. Magari, abbiamo raccontato di un brutto evento, ma purtroppo di brutti eventi ce ne sono tutti i giorni. Quindi, anche la capacità di andare avanti, di saper reagire e di trovare sempre nuova motivazione e nuovi spunti per andare avanti.

Ci vuole, quindi, molto coraggio a fare l’imprenditore, molto coraggio e anche un po’ di spregiudicatezza, a volte. Però, credo che sempre vada condita con un pochino di prudenza, perché e chiaramente se portato all’estremo, può anche portare a dei risultati nefasti, questa spregiudicatezza. Quindi, chiaramente, ci vuole coraggio, perché sennò non si osa mai, però anche stare comunque sempre un po’ attenti. Questa forse è un po’ una caratteristica anche di noi veneti che siamo comunque, diciamo, gente coi piedi per terra e che quindi pensiamo avanti, ma stiamo anche attenti a non esagerare.

Quindi, credo che un po’ tutte queste caratteristiche siano necessarie per un imprenditore e questo consenta anche di far azienda, cioè non quelle aziende che nascono e muoiono nel giro di cinque anni, ma anche un’azienda che ha una certa solidità e che è capace di portare avanti un progetto per anni, per decenni, speriamo anche di più.

Il futuro per le nuove generazioni

Non abbandonate mai i vostri sogni, quindi cercate di seguire i vostri sogni, ma seguire un sogno vuol dire metterci tanta passione e tanto sacrificio e tanta volontà.

Noi, come Azienda, crediamo tantissimo nelle nuove generazioni e cerchiamo anche con piccole attività, ma di sostenerle anche, perché crediamo che sia più difficile adesso di qualche anno fa fare, anche il fare impresa o lavorare comunque nel nostro Paese. Abbiamo fatto una fondazione, lo scorso anno, proprio a sostegno dei giovani e che si chiama “Health Education and  Art for Youth” quindi “Salute Formazione e Arte per i Ragazzi” a sostegno di questi loro progetti, perché appunto riteniamo che una persona valida, quindi un talento, abbia, sia bello dare l’opportunità a un talento di raggiungere i suoi obiettivi, ma allo stesso tempo il messaggio che diamo sempre, anche alla consegna, noi facciamo ad esempio le borse di studio per i figli dei dipendenti più talentuosi, eccetera.

Siamo convinti che questo debba sempre, sempre andare a braccetto: questi sogni devono andare a braccetto con una grande voglia di fare, di non mollare e di, quando succede, anche sapersi rialzare. Perché purtroppo non va sempre dritta, ci sono sempre, nel nostro percorso che sia professionale o personale comunque, dei momenti difficili ci sono e ci vuole questa capacità di sapersi rialzare, di andare avanti, nonostante anche le difficoltà. E questo è un po’ il messaggio che vogliamo dare è che cerchiamo anche di promuovere, per sostenere appunto invece i bei progetti e le persone valide e crediamo che nel nostro Paese ce ne siano tante, speriamo che restino nel nostro Paese perché questo è un altro grande problema. Insomma quella famosa fuga di cervelli, eccetera che chiaramente è un impoverimento per il nostro Paese e la nostra società.