Filippo Ongaro

Inner Freedom

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Filippo Ongaro, ex medico degli astronauti, primo medico italiano certificato in medicina anti-aging.
La mia storia imprenditoriale in realtà coincide molto con la mia storia personale, anzi credo, da un certo punto di vista, che un’azienda, un’impresa, un’attività economica che possa fondarsi su una bella storia personale, devo dire che ha moltissimi vantaggi, perché è chiaro che quando comunichi la tua storia e la tua passione, è un po’ come se parlassi in maniera più intima con le persone, che generalmente tendono ad ascoltarti di più, che se parli di un prodotto.
La mia storia è nata un po’ per caso, io ho studiato medicina, poi ho studiato medicina dello sport, ma ad un certo punto ho chiesto di fare un’esperienza all’estero, in un’Università tedesca e il professore con cui sono stato, a cui sono stato affidato, stava facendo un progetto di lavoro con l’Agenzia Spaziale Europea, mi ha messo a lavorare su questo progetto, che era poi basato su un nuovo programma di riabilitazione che dovevamo fare per gli astronauti e alla fine di quel periodo di prova l’agenzia spaziale mi ha chiesto di restare. Quello che doveva essere un periodo di quattro mesi è diventato poi un periodo di otto anni e in questi otto anni, appunto costruiti fondamentalmente su un colpo di fortuna, o sì forse su un po’ di capacità, di accettare il rischio di andare via, però fondamentalmente è stato un colpo di fortuna, questi otto anni invece sono stati fondamentali, perché ho imparato tante cose che non avrei mai imparato in un altro ambiente, mi sono costruito la storia, perché è chiaro che medico degli astronauti non è un lavoro che tutti fanno, quindi ti dà un bollino di unicità, che oggi è una delle cose che conta di più, per poter diciamo emergere in un mercato sempre più complesso, anche per poter determinare quanto vali, il tuo prezzo, il criterio dell’unicità è molto importante.
E siccome, in estrema sintesi, siccome gli astronauti hanno questo problema di invecchiamento accelerato quando stanno in orbita, diciamo che sei mesi in orbita equivalgono grosso modo a 10 anni a terra, ecco che il medico si, in un certo senso, si interessa molto a rallentare questo processo di invecchiamento ed è chiaro che questa cosa ha immediatamente avuto un effetto in me di dire, ma con la popolazione mondiale che sta invecchiando così tanto e con tutte le problematiche delle malattie cronico-degenerative, un medico che abbia studiato, nello specifico, come rallentare l’invecchiamento e come vivere al massimo della sua forma, probabilmente ha qualche carta in più da giocarsi, anche fuori dall’agenzia spaziale e così in effetti è stato.
Una volta lasciata l’agenzia, ho avviato la prima di varie, devo dire, iniziative imprenditoriali, che è stata quella di aprire un centro, un ambulatorio che fosse specializzato in medicina anti-aging. Con me mi sono riportato, dall’esperienza all’estero, mia moglie, che anche lei ha una bella storia, perché è psicologa e ha fatto la psicologa degli astronauti, ci siamo conosciuti sul campo. E quindi così si è avviata molto bene quella parte della nostra attività che era l’attività clinica, ci siamo fatti le ossa, abbiamo visitato e visto migliaia di pazienti da tutta Italia, ci siamo fatti conoscere.
Poi sono arrivati i libri, poi dai libri è arrivata la radio, la televisione e da là ho cominciato a capire che c’era un’altra dimensione, che non era solo il lavoro 1 a 1 con il paziente in ambulatorio, ma era un lavoro più di comunicazione, divulgazione, di formazione, anche su gruppi di persone molto più ampie. Qua è iniziata una seconda fase della nostra attività imprenditoriale, che è quella che sto seguendo più da vicino adesso.

I soldi per iniziare

Beh, allora, in realtà devo fare una distinzione tra le fasi della mia attività imprenditoriale, perché nella prima fase, in cui avevamo bisogno di un centro medico piuttosto attrezzato, grande, che attirasse pazienti un po’ da tutta Italia, è chiaro che c’era bisogno di soldi. Però, devo dire che in realtà sono un caso raro di una persona che è scappata da tanti soldi, perché il primo progetto, primissimo, lo abbiamo avviato con un grosso gruppo industriale e ci siamo pentiti, perché in realtà sono gruppi che capiscono poco la logica di una start up, non hanno quella velocità e quella fame che invece uno che inizia ha e deve ovviamente soddisfare.
Per cui da quella primissima esperienza mi è scaturito un po’ la volontà di cercare una persona che fosse più vicina a noi, ed è stato in realtà un paziente a darmi una mano, un mio paziente di questa primissima fase iniziale, che aveva degli spazi, aveva dei soldi ha detto OK proviamo a creare un centro assieme. Questa è stata la fase della mia vita, diciamo ambulatoriale medica, perché lì oggettivamente sarebbe stato difficile partire da soli.
Mentre nella fase attuale, che è molto più legata al mondo di internet, all’online, lì devo dire che abbiamo fatto tutto da soli e abbiamo cercato di incamerare più competenze possibili fin dalla partenza, dentro di noi. Quindi, noi utilizziamo moltissimo appunto il video, come mezzo e abbiamo provato a gestirlo, un po’ magari amatorialmente, ma per tenere i costi bassi e abbiamo finanziato ogni progresso già con le vendite.
Questa secondo me è la logica molto più, come posso dire, in sintonia con il mondo di oggi: cioè io oggi, se dovessi pensare allo sviluppo delle mie attività nei prossimi anni, non chiederei soldi a nessuno, continuerei a finanziare il mio sviluppo con i ricavi che sto facendo ed è esattamente quello che sto riuscendo a fare in questo momento.
E’ chiaro che quando hai bisogno di attrezzature, di mezzi di produzione, di capannoni, di molta struttura è più difficile, ma proprio per questo mi sono spostato dal mondo fisico, più al mondo virtuale di internet, perché effettivamente i costi sono molto più bassi, i margini molto più alti.

Un episodio negativo ed uno positivo

Allora l’episodio negativo posso in realtà dire che poi è diventato anche questo positivo, come spesso succede da un evento che al momento ti sembra negativo in realtà impari sempre un sacco di cose.
Ecco quell’episodio è stato proprio all’inizio dell’attività imprenditoriale. Quando avevo lasciato l’agenzia spaziale, mi ero trasferito dall’estero di nuovo in Italia e avevo un bambino piccolo e ero pieno di entusiasmo, ma contavo molto sul ruolo di questo partner, grande industriale, che ci aiutasse nell’avviamento di un progetto che era sicuramente non facile; perché far capire che cos’è la medicina che stavo praticando non era proprio immediato e però poco dopo mi sono reso conto che era molto difficile lavorare con un gruppo industriale più grande, perché non hanno né la tempistica, né la logica che serve invece a una start up per essere rapidi e crescere in maniera corretta.
E quindi l’episodio negativo, in realtà l’ho creato io, perché è stata la decisione di mollare questa, questa situazione, cambiarla e cercare un’altra strategia di avviamento, che puntasse molto di più a cercare davvero di sviluppare le nostre capacità interne, piuttosto che stare non dico ad aspettare l’aiuto, ma insomma a contare molto sull’aiuto e devo dire che questa scelta è stata poi molto positiva, perché ha fatto scattare in me la voglia di scrivere, pensando che probabilmente i libri sarebbero stati un mezzo, un veicolo molto utile per divulgare la mia filosofia, il mio approccio alla medicina.
Infatti, così è stato, poi ne ho scritti parecchi, ma da lì proprio è cambiato qualcosa, cioè dall’idea di: io sono un tecnico/medico e non posso mettermi in gioco più di tanto come imprenditore, ho bisogno di un supporto esterno, è arrivato invece la spinta di dire no, no sono io il prodotto, non gli altri e quindi devo io essere in grado di mettere questo prodotto nella vetrina giusta.
Questa prima esperienza poi è stata, diciamo tra virgolette, negativa, è stata anche molto utile a creare quella positiva più recente, di quando ho deciso in un certo senso di lasciare il mondo dell’ambulatorio, entrare più nel mondo dei corsi, degli eventi, della formazione. Ecco lì mi è tornato in mente questo spirito di dire “devo contare sulle mie capacità e sono io il prodotto e siamo riusciti a fare tutto in casa”, in particolare il primo video corso che abbiamo venduto, l’abbiamo girato nel salotto di casa, con una telecamera veramente di poca, di poco valore e quando abbiamo lanciato il prodotto online vedere di minuto in minuto le vendite che crescevano, mi ha immediatamente aperto gli occhi di nuovo su questo concetto: sei tu il prodotto e se riesci a creare la vetrina giusta, hai tutte le carte in regole per essere venduto bene, perché stai portando valore, stai aggiungendo valore nella vita delle persone e questa probabilmente la cosa più importante oggi per vendere il tipo di servizio/prodotto che vogliamo e di cui mi occupo io.

Fare impresa in Italia

Diciamo che il territorio non è dei più semplici senza ombra di dubbio, lo sappiamo tutti ed è inutile nascondersi, però è anche vero e questo io l’ho sperimentato molto, stando tanti anni all’estero, che gli italiani hanno anche una marcia in più per tantissime cose e quindi credo che sia una di quelle situazioni in cui devi un po’ chiudere gli occhi sugli intoppi, sulla burocrazia, sulle difficoltà che tutti conosciamo, perché forse a livello delle risorse umane, delle idee e della creatività e anche devo dire dell’impegno che l’italiano sa metterci quando crede in qualcosa, probabilmente è superiore alla media degli altri Paesi.
Io ho vissuto tanto all’estero e mi sono sempre fatto questa idea: all’estero lavorano tutti, tutti dal primo all’ultimo, ma pochino però, in Italia, per tanti che fanno veramente poco, ci sono pochi che fanno tantissimo. Ecco se intercetti quelli capaci di produrre tantissimo, è chiaro che allora può diventare una grande storia di attività imprenditoriale; del resto l’Italia con le mille difficoltà che ha sempre avuto non è che ha avuto poche imprese di successo, ne ha avute molte e in certi campi ha dettato le regole per decadi.
Quindi credo che sia un po’ un discorso di doppia velocità, da un lato vorremmo questo territorio, territorio semplice e facile con le strade un po’ spianate, dall’altro forse mi viene da dire, proprio perché il territorio è così difficile, fa sì che la gente sviluppi delle risorse che negli altri Paesi effettivamente un po’ mancano, anche la capacità di improvvisazione, di risolvere i problemi all’ultimo minuto; ecco trovo che queste siano le caratteristiche forti: se anche, come dire, il sistema desse una mano all’imprenditore, probabilmente si riuscirebbe anche a fare tanto di più.

Le caratteristiche di un imprenditore

Beh, io non so se posso parlare in senso lato di un imprenditore, perché credo che veramente il termine imprenditore racchiuda talmente tante sfaccettature che non è facile dare una risposta.
Ci sono imprenditori che sono più manager, ci sono imprenditori che sono più creativi. Io posso parlare per come mi sento io. Se io posso definirmi imprenditore, io credo che, io ho sempre adorato l’idea dell’imprenditore, anche quando studiavo medicina e non avevo assolutamente idea che un giorno avrei fatto questo di mestiere, perché ho sempre trovato che l’impresa, l’attività di un imprenditore, se fatta in maniera onesta, vuol dire creare ciò che non esiste ancora, vuol dire portare servizi per migliorare la qualità della vita delle persone, quindi io trovo che fare impresa sia una delle cose più nobili che esista, forse è la più nobile, perché stai proprio plasmando il mondo, con ogni tuo prodotto, ogni tuo servizio.
La caratteristica che io credo l’imprenditore debba avere di più è il coraggio, perché credo che moltissimi di noi vorrebbero fare una vita, possiamo dire più imprenditoriale, tanti oggi parlano di creatività, però in fondo l’impresa è la cosa più creativa in assoluto, perché crea delle cose che non esistono e addirittura è in grado di venderle a delle persone che pagano per averle e quindi più creativo di così credo che non ci sia nulla. Però la creatività non esiste se non c’è il coraggio, se ti fai fermare dalla paura di fallire, dalla paura del giudizio, della paura di quello che gli altri penseranno, la paura di non essere capace, la paura di rimetterci, ecco che non riuscirai mai a creare un’impresa. Quindi, penso che il coraggio, che non è l’assenza di paura, ma è la capacità di andare oltre la paura, di superarla, cioè di agire nonostante ti faccia paura, credo che sia forse la caratteristica fondante di una mentalità imprenditoriale, quella di mettersi sulle spalle un rischio perché crede che ci possa essere al di là di quel rischio un beneficio per lui e anche per i suoi clienti ovviamente.

Il futuro per le nuove generazioni

Beh, allora se dovessi dare un consiglio ai giovani che si avvicinano all’idea di diventare imprenditori, il primo consiglio è fatelo, perché credo che il lavoro del futuro sarà un lavoro imprenditoriale comunque, che voi siate un’impresa di una persona o di cento, l’idea del posto sicuro, del posto da impiegato, è un’idea che sta tramontando e bisogna cominciare a rendersene conto, anche in un Paese come l’Italia.
Quindi, il primo consiglio è avere il coraggio di accettare il rischio che fare l’imprenditore porta, ma anche avere la forza di vedere i grandi benefici che possono stare immediatamente al di là del rischio. Avere un progetto nella vita è la cosa più importante di tutte, io ho sempre avuto questa sensazione che la cosa che mi fa più soffrire è vedere una vita sprecata e tante vite sono sprecate anche nel contesto del lavoro: a fare cose che non piacciono, a fare cose ripetitive noiosissime. L’idea di fare l’imprenditore è un’idea affascinante, perché è un’idea di libertà, di autonomia soprattutto quando facendo l’imprenditore hai il contatto diretto con i tuoi clienti.
A proposito di questo contatto diretto, direi il mio secondo consiglio è dovete capire in profondità, veramente in profondità, l’anima di internet, perché internet è il futuro del nostro mondo, non significa che il mondo reale sparirà, tant’è che tantissimi progetti belli, forse i più belli, si fondano su due realtà, una online e una fisica reale, però non ci sarà business in questo mondo che riesca ad arrivare a un certo grado di successo senza un utilizzo estremamente intelligente di internet. Ecco io vedo tanti ragazzi che passano la giornata a guardare su Instagram tatuaggi e sederi, gambe, cosce e spalle, tutte cose fantastiche, però non vedo tanti ragazzi che capiscono la logica commerciale, la potenza che questi mezzi hanno. Allora, invece di perdere tempo a guardare il video del gatto che va sullo skateboard, è studiare l’essenza di come funziona youtube, come funziona Facebook , come funziona Instagram, come funziona un blog, come funziona tutto questo meccanismo che ti mette a disposizione il mondo intero, da una tua tastiera, da ovunque, da un garage, da una soffitta e io credo che qui in Italia ancora non sia chiarissimo.
L’ultimo consiglio che dò, è imparate l’inglese, perché se non siete in grado di comunicare in maniera globale, sarete purtroppo condannati a una progressiva irrilevanza e bisogna accettare questa cosa qua. Purtroppo il nostro Paese ci prepara poco a questo, rispetto ad altri Paesi, però sta diventando e lo sarà sempre di più una carta essenziale.
Io credo che questo mix di coraggio di dire voglio fare l’imprenditore, comprensione molto approfondita del potenziale enorme che internet dà e la capacità di essere globali anche nella propria nicchia, sono le tre chiavi, secondo me, per il successo.