Giannandrea Dubbini

Caffè DIEMME

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Giannandrea Dubbini e sono il Presidente di Diemme industria caffè torrefatti SpA.

Azienda nata nel 1927, qui a Padova, ad opera di nostro nonno Romeo e sua moglie Emma. Nostro nonno, negli anni venti, aveva iniziato a frequentare Venezia e aveva visto i primi bar al cui interno c’era la piccola torrefattrice per produrre il caffè da vendere nel proprio locale e da lì capì subito la potenza di questa bevanda corroborante piena di energia, che è il caffè.

Mi hanno raccontato i vecchi dipendenti, alcuni sono ancora in vita, molto anziani, che lavoravano con mio nonno, che mio nonno iniziò proprio andando a Venezia con un furgoncino, dove arrivavano i caffè, arrivavano le spezie, a prendersi qualche sacco di caffè crudo e mise una prima torrefattrice nella propria casa. Da lì iniziò a dare sviluppo, impulso alla attività di torrefazione.

Poi negli anni si sono succedute diverse generazioni e noi siamo la terza; negli anni cinquanta è subentrato nostro padre e poi alla fine, diciamo i primi anni ’90, i fratelli Dubbini.

L’azienda è specializzata nell’importazione dei caffè crudi dai vari paesi d’origine, perciò dal Sud America, dal Vietnam, dalle Indie, lo misceliamo, lo tostiamo qui a Padova e lo rivendiamo in una quarantina di Paesi in giro per il mondo e soprattutto anche nel nord Italia e nelle nostre città.

I soldi per iniziare

Il nonno è partito praticamente da zero, cioè era figlio di un capostazione, perciò una famiglia molto semplice, ma negli anni ’20 nel ’23-’24 aprì un negozio di pelli in Piazza dei Signori, di pelli e tessuti qui a Padova e lo gestì per un paio d’anni. Perciò, i primi soldini, per partire nell’attività di torrefazione, vennero da lì.

Poi, come tutte le storie di successo il più delle volte sono tutte nate da zero, in un garage di casa, piuttosto che dentro casa, come nella nostra o nel nostro caso specifico. Al nonno poi è subentrato il papà, perciò, diciamo, si è già ritrovato negli anni cinquanta un’azienda avviata, un’azienda solida.

Pertanto non è che ci siano state grandi necessità di finanziamento che invece abbiamo dovuto, a cui abbiamo dovuto attingere noi figli, perché quando abbiamo costruito questo, questa nuova sede negli anni, attorno al 2005, è un vero e proprio centro polifunzionale direzionale/commerciale, al cui interno c’è la sede principale di caffè Diemme, lì abbiamo avuto bisogno dell’apporto di finanza e devo dire che le banche, che che se ne dica, ci hanno dato grande fiducia, grande disponibilità. Probabilmente, condividevano il progetto, che era un progetto serio di crescita e anche la fiducia sulle persone, perché io rimango convinto che la fiducia nelle persone sia una cosa determinante nei rapporti sia commerciali che imprenditoriali e le banche in questo, comunque, danno fiducia ancora alle persone.

Un evento positivo ed uno negativo

Un evento negativo e un evento positivo per me coincidono nello stesso momento e sono quando sono entrato nel mondo del lavoro a pieno titolo.

Qui devo raccontare un po’, una piccola storia: mio padre è morto nel 1988 e ci ha lasciato che eravamo ragazzini. Tanto dell’azienda non ci occupavamo, nulla sapevamo della gestione di un’azienda, perché io avevo 17 anni. Ovvio che sentivo forte il richiamo, dentro di me, dell’azienda e ho ricordi bellissimi dove mio padre si divertiva a vedermi lavorare con i ragazzi, con le persone del magazzino a fare i pacchetti del caffè. Pertanto, quando sono andato all’Università, ho iniziato a frequentare l’azienda e invece di andare a studiare in biblioteca, andavo a studiare negli uffici, mi sono piazzato nell’ufficio di mio padre e da lì ho cominciato a vivere l’azienda.

L’evento negativo è quando ti rendi conto che vuoi entrare nel mondo del lavoro e la persona che ti era stata indicata come la persona di cui aver fiducia, che era il braccio destro di tuo padre, che avevi sempre visto vicino a tuo padre, in realtà era la persona che più ostacolava e osteggiava l’ingresso mio e quello dei miei fratelli all’interno dell’azienda; e questo è stato veramente un passaggio importante della mia vita, perché mi ha segnato molto in senso negativo.

Però allo stesso tempo, poco dopo, quando sono riuscito ad avere la fiducia dei miei fratelli, che mi hanno nominato Amministratore delegato e Presidente della società a soli 24 anni e sono riuscito a conquistare la fiducia dei collaboratori, ovviamente con grande umiltà, grandi sacrifici da parte mia, lì mi sono anche reso conto, e questo è l’aspetto veramente positivo, della forza che aveva l’azienda, che aveva resistito ad anni di gestione non corretta e anche della mia forza personale, che dico, io sono stato capace di fare questo, certo ci ho messo grande impegno, grande sacrificio, ma ce l’ho fatta. E devo dire la verità, come oggi mi porto dietro gli arredi di quello che erano l’ufficio di nostro padre, io quando ho i busti qui dietro di mio padre e di mio nonno mi sento protetto e mi sento più forte nella gestione aziendale.

L’altro evento, c’è un altro evento positivo, che vorrei raccontare, è quando abbiamo costruito questo centro, che è il centro Diemme, come dicevo, che ospita la nostra sede principale: in quel momento io i miei fratelli ci siamo guardati, abbiamo capito di aver smesso i panni dei figli di mio padre: Giulio Dubbini è stato un grande personaggio, che ha legato il mondo, il caffè Diemme al mondo delle auto d’epoca, è stato un personaggio famoso in tutta Italia, in Europa, era un uomo molto rigido e pertanto noi continuavamo a essere i figli di Giulio Dubbini. Ecco in quel momento, in cui abbiamo costruito la nostra sede, abbiamo fatto un’operazione veramente importante, abbiamo capito che eravamo noi i fratelli Dubbini, proprietari della Diemme caffè e questi sono i due eventi positivi della mia carriera imprenditoriale.

Fare impresa in Italia

Fare impresa in Italia, innanzitutto perché siamo italiani. Io penso che se uno è nato qui, abbia l’obbligo di investire qui, ovviamente se può. Per noi è stato anche facile e continua a essere facile, perché lavorando nel food, ovviamente il food italiano è famoso in tutto il mondo, l’espresso è nato in Italia, la tecnologia dell’espresso è nata in Italia, pertanto per noi è naturale. Però, io sento forte un attaccamento al nostro Paese e anche alla nostra città. Diemme da sempre è legata molto al territorio, esportiamo in 30 Paesi, però continuiamo a essere legati alle nostre origini.

L’altro motivo per continuare a investire in Italia, secondo me, è perché bisogna contribuire a mantenere forte quella che è la vera ossatura del Paese, che è rappresentata dalle piccole e medie imprese, che insieme alle proprie maestranze, ai propri dipendenti, sono la vera ossatura, diciamo, il vero scheletro di questo Paese. Io credo molto in quello che fanno le piccole/grandi aziende, rimango sempre affascinato quando sento le storie di grandi imprenditori che, partendo dal nulla, danno lavoro, creano ricchezza, creano benessere, sono benvoluti.

Poi, ben vengano le aziende che aprono all’estero e che portano lavoro anche fuori, perché devono crescere e competere nei mercati internazionali. Certo il delocalizzare fine a sé stesso, solo per risparmiare o guadagnare di più, magari lasciando a casa un sacco di gente, ecco questo per me è un comportamento deprecabile.

Le caratteristiche di un imprenditore

Le due caratteristiche principali che deve avere un imprenditore, secondo me, sono l’amore per il proprio lavoro, cioè amare incondizionatamente ciò che si fa, non guardare l’orologio, non essere mai stanchi, ti deve sempre piacere ciò che fai. Questo è diciamo la base di tutto, perché è l’unico modo per andare avanti.

E l’altra caratteristica, secondo me, fondamentale è il coraggio: cioè c’è sempre un buon motivo per non fare le cose, ci sarà sempre qualcuno che ti dice, ma o anche una tua voce interiore che ti dice, ma perché non ci ha pensato un altro, ma perché non l’ha già fatta un altro questa cosa. Pertanto, i motivi per non fare ci sono sempre: ecco l’imprenditore è colui che riesce ad andare oltre il dubbio, ovviamente dopo aver analizzato approfonditamente le cose e si lancia spesso nel vuoto, ma comunque diciamo rischia.

Ecco, queste sono le due caratteristiche principali. Poi, nel mio caso, posso dire che ho usato anche grande umiltà, ma perché ho un percorso imprenditoriale dove non ho avuto nessuno che mi ha insegnato, ho voluto imparare, infatti, ho perso anche molto tempo, però l’umiltà mi è servita per essere accettato e per trovare la disponibilità in chi mi stava vicino.

Il futuro per le nuove generazioni

Quello che mi sento di dire ai giovani, a tutti quanti, è la voglia di formarsi, di fare formazione, di apprendere il più possibile. Noi stessi come azienda, a breve, apriremo una grande Academy, dove faremo formazione a tutti i livelli per i nostri client, però il ragionamento è tu ti devi formare, devi imparare il più possibile. Questo lo dico ovviamente ai ragazzi che hanno la possibilità di farlo, invece a quelli magari meno fortunati, che devono iniziare a lavorare subito, già da ragazzini o finita la scuola e che non hanno la possibilità, dico: qualsiasi lavoro voi facciate, fatelo con impegno, fatelo con dedizione, studiate i processi, guardate, osservate e magari hai la voglia e la fortuna di andare dal tuo datore di lavoro e proporgli un miglioramento del processo del lavoro che stai facendo, anche fosse il lavoro più umile. Oppure da lì potrai prendere spunto per una nuova attività imprenditoriale, da fare con qualcuno che magari ti dà una mano.

Insomma fare bene le cose, non sprecare il tempo. Io una cosa che dico sempre a tutti è lavorare, dobbiamo lavorare tutti perché per enne ragioni tutti quanti devono lavorare, allora dico fallo bene, approfitta che il tempo ti passa più velocemente e hai l’opportunità di approfondire meglio ciò che fai e sicuramente avrai più successo, avrai successo nella tua vita.