Maurizio Levratti Valmatic Srl

Maurizio Levratti, CEO di Valmatic Srl, si rammarica di non poter vedere il futuro fra 50 anni, dove la tecnologia continuerà a fare passi in avanti molto importanti ed i giovani italiani dovranno esprimere tutta la loro fantasia e creatività.

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Io sono Levratti Maurizio, titolare dell’azienda Valmatic nata nel 1980 per puro caso al bar con un mio amico, mio cognato.

Siamo partiti assieme per produrre macchine per supposte nel mondo farmaceutico. Dopo di lì, c’era il problema che io non sapevo assolutamente niente, perché lavoravo nel settore dell’edilizia. Io non sapevo cos’era e fu un’avventura e aiutando mio cognato economicamente in questa operazione, a un certo momento mi sono trovato a fare l’imprenditore, che io facevo l’impiegato in una ditta edile, pertanto una cosa completamente diversa. Però volevo fare delle cose nuove, anch’io mi ero stancato di fare l’impiegato, dopo 10-12 anni, basta e tutto questo mi ha indotto in questa avventura che in questo momento le sto raccontando, partendo dal garage di casa mia, dove abbiamo cominciato a costruire macchine subito per supposte.

Poi, alla fine degli anni novanta, il settore delle supposte andò in crisi e ci inventammo questa monodose in plastica che poi stiamo diffondendo, cerchiamo di diffondere in tutto il mondo con ottimi risultati, per adesso.

I soldi per iniziare

L’idea c’era, ma c’era un problema: “Dove trovare i quattrini per poter iniziare?” e qui cominciarono le prime…, a guardarci negli occhi con il mio socio, cosa facciamo cosa facciamo, allora io sfruttando la mia conoscenza che avevo nelle banche, ho cercato di andare a convincere qualche direttore a concedermi 5 milioni (vecchie lire) che era il limite minimo perché non era richiesta la firma. Feci quattro banche, perché una sola non mi dava i 20 milioni, avevo 20 milioni per partire subito e qui feci le quattro banche, mi diedero i quattrini per poter incominciare, che era una minima parte di quello che ci voleva, però questo mi serviva già per partire.

Ecco, la parte economica era stata appunto, è stata molto dura all’inizio perché ci sono stati momenti molto duri in cui abbiamo dovuto affrontare…, tanto più che posso dire un aneddoto: l’ENEL venne per tagliare la corrente nel capannone, ma poi non me la tagliarono, perché venne un mio amico e scrisse che c’era il portone chiuso, non potevo entrare. 185 mila lire che dovetti portare dopo 3-4 giorni, però lì fu il momento in cui riuscii già a scavalcare anche questo problema, che c’era. Ma, la voglia di fare era tale che noi 180 mila lire, non ce ne fregava niente, giravo con una 500 vecchia, non me ne fregava niente, però la voglia di fare era tanta.

Un episodio negativo ed uno positivo

Un episodio, purtroppo negativo, che ho avuto è stato che, dopo dieci anni che ero con mio cognato fu colpito da un male che dovette abbandonare la società e io mi trovai dalla mattina alla sera che non sapevo…, sulle macchine non sapevo niente, noi abbiamo imparato sul commerciale tutto, ma io a livello di macchine, zero. Qui per me fu un momento molto duro.

Invece, quello positivo, quasi fatalistico, è stato che io ho comperato dopo 13 anni tutti gli immobili dove io facevo l’impiegato, quando ero ragazzo. Tutta questa fabbrica, io ho collaborato col mio datore di lavoro per costruirla quando lavoravo nel settore dell’edilizia, poi l’ho ricomperata dopo 14 anni all’asta, è una cosa. E un’altra cosa felice è che i miei figli due anni fa, un anno fa hanno accettato di entrare in società di entrare a lavorare con noi, di provare a vedere se riusciamo ad andare avanti.

Ecco queste sono le due-tre cose che mi hanno un po’ segnato nel pensiero, che ho avuto, che mi ricordo ben volentieri di questo. Poi delle cose felici ne ho avute, perché io sono stato uno di quegli imprenditori che portava i miei dipendenti al mare in corriera, d’estate a mangiare il pesce con le famiglie: tutti al mare in corriera e via che andavamo. Oggi non riesco più a farlo, perché il mucchio si è allargato, non c’è più l’armonia, ho gente di nazionalità diverse, culture diverse e tutto questo mi dispiace moltissimo e non riuscire a fare. Le feste che si faceva a casa mia in giardino con tutte le famiglie, i bambini, ecco queste sono state cose che da imprenditore, da piccolo imprenditore mi hanno dato delle soddisfazioni che prima le pensavo solo, poi nel mio piccolo ho cercato di realizzarle.

Fare impresa in Italia

Tutti noi ci chiediamo perché lavoriamo in Italia. Quest’Italia che tutti la degradano, che tutti dicono, io per la mia piccola esperienza onestamente credo che l’Italia sia, non perché sono campanilista, ma sia uno dei Paesi più belli del mondo, perché là troviamo gente che sa fare di tutto. Noi col cacciavite, un po’ di scotch e un po’ di fil di ferro facciamo tutto. Io vado in giro un po’ per il mondo, ma i dipendenti che abbiamo noi, non ce li ha nessuno. Poi è vero che vengono via, si dimenticano a casa un pezzo, non siamo organizzati ma l’elasticità di mente, la fantasia che abbiamo noi, ce la invidiano tutti. Noi abbiamo delle persone che credo che siano uniche nella fantasia, ma non solo perché si dice, perché in verità ho dei tecnici che li mando via, mi chiamano i clienti e dicono: “Che brava gente che avete, ma dove li avete formati voi?” Io non ho formato niente, è gente bravissima.

Pertanto io sono contentissimo, certo abbiamo i problemi, le tasse, la burocrazia tutte queste robe, esistono. anche. Però, a volte, sotto questa storia delle tasse, delle burocrazie, secondo me andiamo a nascondere anche la manchevolezza che noi abbiamo un problema: non siamo dei grandi imprenditori. Noi fino un determinato numero siamo bravi, da quel numero lì in poi, secondo quello che vedo io, non siamo più all’altezza del compito, perché parliamoci chiaro, noi siamo, secondo me, anche degli anarchici conservatori, noi le regole per noi italiani, le regole ci stanno strette, io per primo, però devo dire che in questa anarchia che ci lasciamo fare troviamo lo spunto per inventare delle cose, fare delle cose che per gli altri non c’è.

E per me l’Italia è ancora un Paese invidiabile, perché dove andiamo ci invidiano, poi certamente sotto l’aspetto abbiamo dei problemi, ma credo che anche gli altri non ne abbiano meno di noi.

Le caratteristiche di un imprenditore

Dire le caratteristiche di un imprenditore non è così facile, perché ognuno di noi ha il proprio modo di pensare, però penso che ci siano due-tre cose che l’imprenditore…, deve essere un sognatore prima di tutto, una persona che crede in quello che fa.

L’altra cosa è oltretutto essere pronto ad ascoltare tutti e a un certo punto decidere lui, credo che questo è molto importante. Essere molto flessibile, elastico e anche curioso e tutto ciò che vede lo deve trasformare nell’ambito del suo lavoro. Vedere il business nell’ambito del suo lavoro, vedendoci in giro.

Un imprenditore deve guardare, non vedere, che sono due cose ben diverse e io credo che lo spirito, la lotta che un imprenditore tutte le mattine…, io tutte le mattine che mi guardo allo specchio devo dire, mi devo mettere in discussione, io tutte le mattine che non mi faccio la barba, perché ho la barba, ma mi metto in discussione tutte le mattine, perché quello che ho fatto ieri, sicuramente non andava bene e questo ci serve a noi per andare avanti, per vedere sempre avanti altrimenti rischiamo di sederci, come purtroppo, sta succedendo qua da noi, ci stiamo sedendo un po’.

 

Il futuro per le nuove generazioni

Se dovessi consigliare un giovane sarei molto in difficoltà adesso. Mentre credo che i miei genitori abbiano avuto meno difficoltà a suggerirmi a me la questione. Il mondo è cambiato, un giovane deve credere in quello che fa, ma questo è normale fino in fondo e dirò anche che un giovane deve avere anche qualche difficoltà perché, se ha qualche difficoltà, fa crescere gli anticorpi e gli serviranno tantissimo per affrontare il futuro, quando effettivamente entrerà nel mondo dell’imprenditoria. Poi un giovane deve pensare al futuro, cavalcarlo in tutte le sue …

Oggi abbiamo un futuro completamente diverso, io non mi immagino più un giovane che apra in garage, come ho fatto io, assolutamente, è impossibile, non può farlo. Avranno attività nuove, sogneranno cose nuove, che saranno bravissimi, che si dica quel che si dica, ma abbiamo dei giovani che io stimo moltissimo. Io ho le persone che ci circondano sono quasi tutti giovani. Io sono felicissimo, purtroppo credo che non abbiano la strada facile, come abbiamo avuto noi. Io, nonostante i problemi, mi ritengo di avere avuto una strada facile.

Per i ragazzi in futuro la strada facile sarà molto più dura e non so se riusciranno ad avere le soddisfazioni che abbiamo avuto noi, perché noi ci ponevamo dei piccoli…Io dico sempre ai miei figli, ponetevi dei traguardi vicini, non molto lunghi perché i traguardi lunghi esaustano, stancano, poi se non li raggiungi ti deprimono. Invece i piccoli traguardi ti danno quella piccola soddisfazione, che poi ti caricano per andare nell’altro traguardo. Altrimenti sul futuro dei giovani sul lavoro troveranno delle difficoltà incredibili, perché c’è un passaggio tecnologico così veloce, così rapido che io oggi faccio fatica ad usare il telefonino.

Domani io non so cosa arriverete a fare. Io vorrei esserci fra 50 anni, mamma mia che bella cosa che vorrei esserci, però questo purtroppo non lo posso fare, sicuramente ai giovani gli auguro di avere una cosa: di essere onesti con sé stessi e di apprezzare gli abili, non i furbi, non fate i furbi perché la furberia vi fregherà.

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