Mauro Righi

Righi Group

Gli inizi dell’attività imprenditoriale

Azienda italiana leader nell’automazione industriale, negli impianti e nella costruzione di centrali per la produzione di energia rinnovabile.

Sono Mauro Righi, sono il Presidente di Righi Group. Il Gruppo Righi è cresciuto, si è trasformato negli anni, è nato nel ’91, ma in realtà il gruppo è nato, nella fase iniziale da me e anche da una serie di circostanze che sono verificate.

Io dopo la scuola lavoravo con una società che si occupava di tecnologia, mi piaceva molto e questa società ha fallito, sostanzialmente. Per cui io all’età di 25 anni mi sono ritrovato a dover scegliere, perché insomma le possibilità non erano tantissime e di lì ho iniziato a pensare cosa fare da grande. Bisogna dire anche che c’era un altro aspetto che era qualcosa che io avevo veramente dentro, perché, sin da ragazzino, io sentivo la voglia di creare qualcosa di mio, di affrontare nella vita un’avventura imprenditoriale in ambito tecnologico.

Per cui ecco il gruppo oggi occupa più di 200 persone, è nato proprio da questa mia forte determinazione, già da ragazzino di voler fare qualcosa, qualcosa che viene da dentro, sentivo dentro e poi da situazioni che nella vita possono, che capitano, in questo caso conciso proprio con la perdita di un lavoro che mi piaceva moltissimo e la ripartenza rispetto al nuovo percorso. In questo percorso che è stato intrapreso, poi nel tempo si sono aggiunti i miei attuali soci, per cui è una società di famiglia, la Righi Group, sostanzialmente. Per cui prima mio cugino, un altro cugino Aldo, però è una caratteristica che abbiamo in azienda, è che al di là che la società, il gruppo, è un gruppo familiare, in realtà ragioniamo come un gruppo industriale, per cui il concetto meritocratico, il concetto del ruolo non è legato al fatto che uno è socio, parente o meno, ma è legato al fatto che effettivamente sia la persona giusta in relazione al ruolo che va ad occupare.

I soldi per iniziare

Indubbiamente in questo percorso i problemi che abbia dovuto affrontare sono stati tantissimi e non per ultimo è l’aspetto economico, l’aspetto finanziario, per crescere servono soldi.

La mia famiglia, una famiglia di operai, mio padre ha fatto il muratore, ha sempre fatto il muratore, capo cantiere e per cui mi ha un po’ trasmesso questa cultura del “mattone su mattone”, per cui del crescere, però con delle basi solide. Oggi il gruppo indubbiamente impiega tante persone, fa decine di milioni di euro di fatturato, circa 40 milioni, ma quando siamo partiti noi, proprio per la logica del “mattone su mattone”, non siamo partiti a fare lavori di piccolissime dimensioni, abbiamo cercato di fare un po’ le formichine, per cui di mettere da parte quello che erano le risorse che riuscivamo a mettere da parte, capitalizzare, venivano reinvestite, abbiamo sempre investito quasi tutto quello che guadagnavamo. Indubbiamente un investimento legato e finalizzato a un progetto industriale, a un progetto di crescita. Per cui questo ci ha permesso poi, passo dopo passo, proprio per la logica del piccolo passo però continuo e sempre nella giusta direzione, perché non c’è cosa peggiore che intraprendere un percorso e non sapere bene poi qual è la direzione, qual è l’obiettivo e il punto d’arrivo. Per cui questo è il criterio che abbiamo utilizzato per arrivare fin qua, e continuiamo a utilizzarlo anche oggi.

Un episodio negativo ed uno positivo

In questi anni ci sono stati tanti eventi negativi, tante soddisfazioni, eventi negativi, però a me non piace discriminare poi tra negativo e positivo, perché se la negatività e l’evento negativo viene colto con il giusto, con la giusta sensibilità, con il giusto spirito, insegna tantissimo e forma tantissimo, ed è quello che poi permette di crescere. Perché il percorso imprenditoriale e le aziende crescono, se crescono le persone, in termini di competenze, in termini di capacità e spesso i più grandi salti di qualità si fanno partendo da un evento negativo.

Indubbiamente sono stati dei periodi difficili, ma ricollego sempre i periodi alle persone. Un periodo abbastanza complicato per me è stato nel momento in cui ho raggiunto ottimi risultati, risultati che andavano oltre quelle che erano le mie aspettative. Per cui il percorso è legato indubbiamente a un sogno, un obiettivo e nel momento in cui si raggiunge l’obiettivo, uno dice, ma adesso cosa faccio, non so più come fare. E devo dire che quello è stato un momento veramente difficile per me, perché non trovavo le giuste motivazioni e la giusta energia per continuare il percorso fatto di formazione, cosa che consiglio a tutti. Anche quando uno pensa di non averne bisogno, ne ha sempre bisogno, poi la formazione è continua e ovviamente ha fatto scattare tutta una serie di meccanismi legati alla curiosità e alla “vision”.

Un altro elemento veramente molto, molto importante è stato quello delle testimonianze. In questo corso di formazione ci sono persone che hanno costruito, aziende molto, molto, molto grandi. Si approfondivano esperienze di altri che hanno fatto la storia nel mondo, per cui si è andato veramente tanto a fondo rispetto a esperienze di altri. In qualche modo poi siamo tutti abituati a ricollegare gli altri a noi stessi e di conseguenza l’ascoltare e il capire i momenti difficili e quello che ha spinto altre persone a costruire imperi enormi, che offrono a livello globale e sono leader, ecco dà sempre degli spunti da cui ripartire, con cui correggere quello che stiamo facendo. E poi è molto, molto stimolante, per uno che ha dentro l’impresa, che ha dentro la voglia di crescere, capite che non c’è cosa più stimolante dell’esempio di qualcuno che ha fatto cose enormi.

Poi un’altra cosa molto, molto importante, che emerge in questi momenti, è che il limite a noi stessi probabilmente siamo proprio noi, sostanzialmente, siamo noi che ci autolimitiamo in molti casi, per cui rispetto a determinate opportunità o la voglia di fare delle cose che abbiamo dentro, spesso troviamo più facilmente le motivazioni per non farlo, invece del farlo. Ecco assolutamente, sono questi gli elementi che sono riuscito a raccogliere, a fare miei, in questo percorso formativo.

Fare impresa in Italia

Il mio lavoro oltre ad avere la direzione, ho la direzione commerciale, per cui questo ruolo mi porta spesso ad essere all’estero, muovermi, abbiamo molti clienti all’estero, oltre il 60 % di quello che realizziamo va all’estero, molto di quello che facciamo con clienti italiani, il resto direttamente. Per cui il confronto con altri Paesi, altre realtà è continuo e ogni tanto ci chiediamo: ma perché è così complicato fare impresa in Italia? Poi si va a fondo, e effettivamente c’è un aspetto burocratico molto, molto complesso.

L’imprenditore in Italia spesso, non sempre, ma spessissimo è abbandonato, però le peculiarità che ha l’Italia e l’italiano devo dire che sono uniche al mondo. L’Italia è un Paese straordinario, sotto tantissimi punti di vista e ci sono persone straordinarie. Noi lavoriamo in ambito tecnologico che devo dire che purtroppo non riusciamo a fare sistema, non riusciamo a fare, ma le capacità dei tecnici, delle persone italiane devo dire che non sono secondi a nessuno.

Se poi aggiungiamo questo concetto di customizzazione sempre di più e tutto quello che viene fatto oggi, è fatto con la logica della customizzazione, per cui di avvicinarsi alla necessità che ha il singolo cliente. I nostri clienti sono il mondo dell’industria, perché poi il consumatore finale necessita un prodotto personalizzato. Ecco sotto questo punto di vista, devo dire, che l’Italia in ambito tecnologico può fare veramente tanto, perché questa nostra natura di inventori, che ci penalizza rispetto ai grandi temi, alle grandi aziende eccetera, però in questo momento ci aiuta moltissimo, perché il mondo cerca veramente la customizzazione.

In Italia è complicatissimo fare impresa, indubbiamente, proprio per la mancanza di chiarezza, voluta sicuramente, però sempre di più l’Italia, anche in ambito tecnologico, sta ottenendo tantissimi risultati. Se noi andiamo a vedere tutto quello che sta succedendo nel nord Italia in termini di eccellenza, sotto un certo punto di vista, aziende eccellenti sotto un certo punto di vista positivo, sotto un altro punto di vista negativo, però c’è un’integrazione sempre maggiore con gruppi stranieri, gruppi in particolare tedeschi, che lavorano tantissimo alla tecnologia, proprio perché in Italia trovano quello che da loro non c’è. E questo connubio, capacità del singolo italiano, rispetto a questa invece capacità organizzativa che hanno alcuni Paesi, devo dire che rispetto al mondo è vincente. Servirebbe un’attenzione maggiore rispetto all’impresa, anche se devo dire che negli ultimi anni, le politiche che sono state fatte vanno nella direzione di valorizzare quella che è l’impresa, perché poi senza l’impresa, senza chi lavora, tutto il resto si vanifica. Però non è assolutamente sufficiente, in particolare se lo andiamo a comparare con quello che viene fatto in Paesi che di fatto potenzialmente possono essere concorrenti.

Le caratteristiche di un imprenditore

Fare impresa non solo in Italia, ma anche nel mondo è quasi una missione, devo dire, per cui le caratteristiche di base devono essere quelle di veramente crederci e voler contribuire quotidianamente allo sviluppo dell’azienda. Essere molto liberi, liberi mentalmente, per cui per riuscire a cogliere, capire e poi tendere anche a lavorare non solo all’interno dell’azienda, perché poi si rischia di essere troppo influenzati rispetto a quello che capita tutti i giorni, ma guardare anche l’azienda dall’esterno.

Poi indubbiamente il coraggio di rischiare. Noi ci siamo presi tanti rischi, però devo dire che proprio per l’educazione che ho avuto, tutti i rischi che ci siamo presi erano rischi che avevano già, avevano il paracadute, per cui indubbiamente questa è una nostra caratteristica e probabilmente se non avessimo fatto in questo modo potremmo aver fatto anche molto di più. Però devo dire che poi ognuno deve essere coerente con i principi che ha e gli obiettivi che si dà.

Indubbiamente, quasi sempre l’imprenditore è solo, nelle proprie decisioni, nel proprio percorso, anche se devo dire che attorno a me ho sempre in particolare i miei soci, ma anche i collaboratori.  In particolare i soci che sono sempre stati puntuali nel riuscire insomma a contribuire a tutto quello che ha permesso all’azienda di crescere. Questa è un’altra cosa molto, molto importante, però poi la decisione finale quasi sempre la prende una persona, al di là del consiglio di amministrazione, di tutto quello che è la struttura organizzativa, per cui bisogna avere anche un po’ di coraggio e delle volte essere anche un po’ non dico incoscienti, assolutamente, però buttare il cuore oltre l’ostacolo.

Il futuro per le nuove generazioni

Il nostro gruppo è sempre vicino, lo è sempre stato e lo è tuttora, vicino ai giovani e siamo nei comitati tecnici delle scuole, collaboriamo con l’Università per progetti di sviluppo, per contribuire anche rispetto a quelle che sono le linee didattiche che le scuole hanno e poi a me piace moltissimo frequentare, parlare con i giovani. Ne abbiamo tanti, considerate che nel nostro Gruppo l’età media non supera i 36 anni, per cui abbiamo tanti giovani, facciamo formazione, li introduciamo in azienda formandoli.

Uno dei messaggi che dò sempre ai nostri ragazzi, anche quando facciamo le riunioni, ma non solo ai ragazzi appena arrivati, anche ai ragazzi che sono qui da tempo o gli adulti, è di non accontentarsi mai, dico sempre, se voi non vi trovate bene nel lavoro in cui state facendo, per cui non trovarsi bene poi fa venire meno le motivazioni per mettersi in gioco, crescere, imparare, eccetera, dovete cambiare dovete, dovete trovare un altro lavoro; al di là che all’azienda possa dispiacere o meno, ma ne va della vostra vita, ne va, per cui non c’è cosa peggiore che impiegare il 60-70% del proprio tempo, perché in azienda si passano queste percentuali se consideriamo che si dorme anche, in un luogo di lavoro a far qualcosa che non piace.

Si parla di imprenditori, staccato dalle persone spesso. Un altro concetto è che ognuno di noi è imprenditore di sé stesso, poi c’è chi può fare impresa, assumere persone, creare Gruppi industriali o meno, però nel quotidiano tutti noi siamo legati a dover fare delle scelte che in molti casi non sono molto diverse da quelle che fa l’impresa. Indubbiamente, è il gioco che è diverso, per cui è molto, molto importante, in ogni caso, mettersi in gioco, sapere cosa si vuole fare.

E poi ribadisco sempre il concetto dell’obiettivo, una vita senza un obiettivo, senza un sogno è come partire per un viaggio, prendere su la propria auto, il proprio motorino e imboccare una strada e non sapere dove andare. Ma capite che vanifichiamo tutto, non si arriva da nessuna parte. Per cui la vita è come un viaggio e bisogna assolutamente sapere dove si vuole arrivare: poi non è importante arrivare, ma l’importante è il percorso, per cui nel rispetto degli altri, nel rispetto di sé stessi, nel rispetto di quello che uno decide e ha deciso di fare della propria vita, intraprenderlo e godersi il percorso.