Pietro Paolo Bergamaschi

Dorelan Materassi

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Bergamaschi Pietro Paolo, contitolare della ditta Dorelan che fu fondata nel  1968 da me e dal mio socio Tura Diano, che attualmente è ancora in azienda con noi, con me e con i figli, due figli maschi, i quali lavorano senza essere stati né forzatamente costretti, neppure fatta pressione, perché entrassero nell’azienda, sono venuti di spontanea volontà e tutti quanti, sono quattro, hanno, prima di entrare nella parte strutturale dell’azienda, cioè in ufficio, hanno fatto tutti quanti un anno, un anno e mezzo, due anni assieme ai dipendenti all’interno dell’azienda, quindi lavorando manualmente come lavorano i nostri dipendenti.

Con la pochissima disponibilità economica che si aveva a quei tempi noi ci mettemmo d’accordo, io e Tura e cominciammo a fare questo tipo di ragionamenti facendo leva solamente sulle possibilità economiche che erano quelle del licenziamento nell’azienda in cui lavoravamo che faceva materassi. Con quei pochi soldi e con qualcosa prestato dai nostri genitori, iniziammo questa avventura. In un garage di circa 50 metri quadri, erano tempi diversi, però era anche molto bello perché c’era l’entusiasmo della gioventù, l’entusiasmo di voler fare, l’entusiasmo che ci coinvolgeva a 360 gradi.

I soldi per iniziare

Quando iniziammo nel 1968, naturalmente i soldi erano pochi, anzi addirittura pochissimi, erano quei pochi che dal licenziamento che avevamo avuto dall’azienda in cui lavoravamo io e Tura, avevamo racimolato a quei tempi un milione (500 €), un milione e 500 mila lire (750 €), erano lire allora, qualcosa prestateci dai nostri genitori, quello fu l’inizio della nostra storia e l’inizio delle possibilità economiche. Perché non avevamo neanche la possibilità di accedere a dei finanziamenti dalla banca, per cui era difficile, essendo nuovi la banca non ci conosceva e non poteva darci nessuna possibilità di avere accesso al credito.

Naturalmente erano periodi difficili erano periodi che era tutto un cercare di racimolare qualcosa, ma non era facile, come ripeto le banche non aprivano i conti correnti, non davano finanziamenti, non davano possibilità di avere accesso al credito. I fornitori, naturalmente, non conoscendoci erano molto restii nel darci credito per dei pagamenti un po’ più a lunga scadenza, per cui facevamo i salti mortali per riuscire a pagare i nostri fornitori con quei pochi soldi che avevamo, che cercavamo di fare in modo di coprire qua e là i nostri acquisti fatti per iniziare a produrre qualcosa.

Un consiglio che si può eventualmente dare a chi ha in animo di intraprendere un’attività in proprio, anche per la parte economica, non è facile oggi in quanto le banche sono, hanno i cordoni un po’ stretti, però se c’è volontà, con l’aiuto dei familiari, con un po’ di risparmi che ci sono, con quei pochi che si riesce a racimolare anche andando dai fornitori, se c’è la buona volontà, i fornitori poi, in qualche modo, ti fanno un po’ credito. E, essere puntuali nelle prime scadenze, anche se sono piccole, io consiglierei di fare piccoli acquisti, perché poi non si riescono a coprire, invece facendo piccoli acquisti e lavorandoli immediatamente si riesce poi a incassare per avere la possibilità di pagare le forniture, le forniture successive.

Un episodio negativo ed uno positivo

Nella nostra lunga storia abbiamo avuto degli eventi positivi, anche negativi, ne posso citare alcuni.

Per esempio uno positivo, all’epoca producevano materassi per poltronifici, quindi materassi di costo molto basso, prodotto di qualità purtroppo a quei tempi abbastanza limitata, quindi con dei prezzi molto, molto, molto contenuti, quindi anche gli utili erano bassi. Io, non contento di questo, cominciai a sondare se era possibile avere l’apporto di qualche agente importante, qualche rappresentante che potesse divulgare il nostro prodotto per farci crescere. Conobbi una persona di Roma, un rappresentante molto, molto quotato, il quale visitò la nostra piccola attività, che nel frattempo era un po’ cresciuta e avendo capito che aveva di fronte delle persone serie e delle persone piene di buona volontà ci dette credito e cominciò a rappresentarci. Cominciammo, mi ricordo, verso metà anno, il lavoro che produceva lui nel vendere e altri suoi colleghi che si aggiunsero, mi ricordo che all’epoca noi avevamo un fatturato di circa 300 milioni di lire (150K €), nel giro di un anno, cioè al giugno dell’anno successivo avevamo raggiunto 3 miliardi delle vecchie lire (1,5 M €). Ogni mese facevo i conteggi sul venduto e pagavo le provvigioni sul venduto, non sul maturato, mensilmente. Quindi, questi rappresentanti correvano come dei disperati perché sapevano che a fine mese tutto quello che avevano venduto, ma non neanche consegnato, quindi solo sulle commissioni, arrivavano le provvigioni. Questo fu veramente la nostra prima esplosione e poi ce ne sono state altre. La nostra prima esplosione come azienda e di lì veramente cominciamo ad essere, a capire che eravamo, cominciavamo ad essere un’azienda appetibile, perché poi i rappresentanti fra di loro si parlano e sapendo queste notizie arrivavano e riempii quasi l’Italia intera, in poco più di un anno solare, la rete commerciale era quasi completa e abbiamo sempre aumentato il fatturato. Io in 50 anni di attività, perché quest’anno è il cinquantesimo, noi non abbiamo mai avuto un anno di lavoro che sia stato inferiore all’anno precedente, abbiamo sempre avuto delle crescite che sono più o meno andate dall’8 al 18% annuali.

Poi ci sono stati anche i momenti negativi e ne ho visti, però non ci siamo mai persi d’animo. Ricordo, avevamo un cliente grossissimo, l’avevamo assicurato, quindi noi andavamo tranquilli, eravamo esposti con delle cifre enormi, ma eravamo comunque assicurati, per cui non ci preoccupava, questa cosa. Il mese d’agosto per le ferie, l’assicurazione ci portò il quantum, cioè l’assicurato da 350 milioni (175K €) a 50 milioni (25K €). Quando noi ritornammo, la posta era tantissima da mettere a posto, per sfogliare tutto quello che era arrivato, ci sono voluti 7-8 giorni, nel frattempo abbiamo fatto altre consegne: per farla breve il cliente fallì e noi rimettemmo 430 milioni (215K €), che erano tanti, ma tanti per noi, comunque non ci siamo persi d’animo, abbiamo continuato a lavorare, abbiamo continuato a tirare forte tutti per lo stesso verso e l’azienda ha continuato a crescere, ha continuato a progredire.

Fare impresa in Italia

Lo Stato secondo me, ma non solo secondo me, si accanisce contro le aziende, a pensare che sono le aziende che creano ricchezza. La possibilità di poter lavorare senza tutte queste regolette, regoline, ma non per lavorare fuori dalle norme, perché sono messe lì apposta per creare problemi e sono interpretabili a qualsiasi livello. Per cui se tu la fai in una maniera pensando che vada bene, alla fine arriva qualcuno dice no, doveva farsi in una maniera diversa.

Quindi è molto difficile, perché noi siamo rimasti?  Forse perché siamo legati al territorio, siamo legati alle nostre radici, noi conosciamo uno per uno i nostri dipendenti, sono 250 credo, più o meno li conosciamo tutti, per cui è difficile. Oggi mi sentirei veramente male, dovessi dire: tutti a casa perché io prendo su l’azienda e la porto da un’altra parte. Anche se ho avuto l’occasione, tanti per dirne una, per fare questa azienda, che ha 35 mila metri quadri, tutto quello che gira attorno alle concessioni edilizie, la regione, la provincia, il comune e la circoscrizione, ci sono voluti dodici anni: pensate se un’azienda può fare dei programmi a 12 anni. Noi non ci siamo persi d’animo, però tanti rimpianti sì, perché altrimenti a volte ci si dice, ma chi ce l’ha fatto fare? Però, poi ti rimbocchi le maniche e continui, e vai avanti. In Italia per fare l’imprenditore devi essere speciale, avere una grande passione, avere forza di affrontare i problemi, perché ci sono tutti i giorni e non arrendersi mai, perché altrimenti uno abbandona tutto, alza le braccia e se ne va.

Le caratteristiche di un imprenditore

L’imprenditore valido, non è colui che sa far tutto, oppure il tuttologo, non esiste il tuttologo, non esiste colui che sa far tutto quanto. Credere nelle proprie idee, avere tanta passione, l’imprenditore è colui che poi a lungo andare si sa scegliere i collaboratori migliori e dare la possibilità ai giovani di crescere. Noi abbiamo qui 8-10 giovani che sono speciali, sono eccezionali e io li ringrazio tutti i giorni.

L’imprenditore è colui che comunque, secondo me, non ha un momento, quasi non ha un momento di stasi. Io faccio un esempio, se oggi ho un problema o una cosa bella, meno bella, qualunque sia, vado a letto, dormo, sogno qualcosa di inerente a quello che ho in testa. Questo è il punto, perché non molla mai. Io a casa, a volte nelle feste, quando sono con la mia famiglia e questo ringrazio di avere una famiglia eccezionale, meravigliosa, non voglio parlare di lavoro, però alla fine, io e i miei due figli, alla fine del pranzo e della cena finiamo di parlare di lavoro. E’ forte, è più forte di noi. Questo è un po’ l’imprenditore, difficilmente riesce a staccarsi, spegnere la spina e dire adesso faccio un’altra cosa e non ci penso, non ci riesce, perché ce l’ha proprio dentro, ce l’ha nel cuore, ce l’ha nel sangue.

Io quando andavo a scuola alle elementari, mi ricordo che il tema di quinta elementare che si fece all’esame di quinta elementare, io feci un tema dove avevo previsto, no previsto, avevo immaginato o pensavo di immaginare la mia carriera nella vita. Mi ricordo un passaggio che c’era, io nella vita voglio fare qualcosa di importante, qualcosa di importante, voglio fare qualcosa veramente che mi sia riconosciuto da tutti, ma non ne sapevo niente, non sapevo cosa, non sapevo dove, non sapevo quando. Questa idea l’ho sempre avuta in testa, poi o perché sono stato fortunato, o perché forse il Padreterno mi ha aiutato, o perché le cose sono andate così, comunque alla fine ci sono riuscito. Per arrivare lì ci vogliono veramente tante, tante qualità, che io non so se le ho tutte, qualcuna le avrò, ma comunque veramente bisogna essere speciali.

Il futuro per le nuove generazioni

I giovani innanzitutto devono credere in loro stessi, avere qualche sogno nel cassetto, i sogni non sempre finiscono all’alba, a volte continuano, per cui se uno ha un sogno e lo coltiva bene e ci crede, penso anche che volere è potere, per cui, secondo me, se io dovessi dare dei consigli a un giovane, direi:

“Tu hai un’idea in testa, un’idea che secondo te è valida, magari ne parli con qualcuno, magari ti confronti, però se quell’idea è valida portala avanti con tanta forza, con tanta dedizione e crederci, crederci sempre.”

È ovvio che poi si può cadere, ma bisogna rialzarsi e quando ti rialzi di avere la forza di dire, son caduto perché non sono stato troppo attento, nell’andare avanti sto più attento, forse cado di meno e questo nella vita ti darà la forza di continuare, di fare qualcosa su cui ci credi. Quindi ragazzi credeteci nelle vostre idee, che il mondo è anche un po’ vostro.