Sabino Basso

Olio Basso Fedele e Figli Srl

Gli inizi dell’avventura imprenditoriale

Sono Sabino Basso, il titolare dell’azienda Basso Fedele e Figli Srl, un’azienda che esiste dal 1904. Io rappresento la quarta generazione e ci occupiamo di produzione e imbottigliamento di olio extravergine di oliva.

L’azienda è nata quattro generazioni fa, io sono la quarta generazione, dal nonno di mio padre nel 1904, in provincia di Salerno, precisamente a Giffoni Valle Piana. La famiglia commercializzava olio, quindi comprava olio, attraversava la montagna, e portava con l’ausilio di muli l’olio dall’altro lato del monte, quindi a Serino, dove poi l’azienda si è stabilita, perché mio bisnonno ha conosciuto una ragazza all’epoca, si è sposato e quindi è nata la famiglia Basso. L’azienda adesso, già da qualche anno, è già avviata con la quinta generazione dei miei figli, che lavorano stabilmente in azienda e che stanno portando avanti il mio pensiero filosofico.

I soldi per iniziare

Finiti gli studi all’Università, mi sono laureato in agraria a Portici, tutto volevo fare tranne quello che faccio. Entro nell’azienda di famiglia, era costituita da mio padre, mia madre e solo due dipendenti e arriva il computer, quindi il più giovane ha dovuto all’epoca prendersi carico di questo nuovo strumento, che era una novità per l’epoca. Quindi mi sono trovato in azienda senza volerlo e senza volerlo un giorno mi arriva una lettera dal Belgio, di persone che volevano importare il mio prodotto, e lì è stata, alla notte non ci ho dormito sopra, ho pensato in maniera forte all’esportazione e ho pensato ad avere finalmente un’azienda con tutti i crismi possibili e immaginabili, un’azienda con la A maiuscola, quindi l’azienda di papà era l’azienda casa e bottega: cioè sotto c’era l’opificio e sopra c’era la nostra abitazione. Quindi inizio a sognare e un giorno vado in banca chiedo un prestito, mettendo un’ipoteca sulla casa di mio padre e mia madre. Per fortuna le cose sono andate bene, altrimenti sarebbero rimasti in mezzo alla strada.

Un episodio negativo ed uno positivo

Nel corso della vita, ci sono tante, tantissime cose positive, nel corso di un anno, tantissime cose positive, tantissime cose negative.

Diciamo quello negativo, che ricordo con grande attenzione è nel 1999 avemmo un attentato intimidatorio, per estorsione. Quindi è stato un periodo molto buio, molto drammatico, per me, per la mia famiglia e per i miei figli. La mattina venivo in azienda e ero molto annebbiato, non riuscivo a connettere, cioè non riuscivo ad essere me stesso. Per fortuna, poi, le forze dell’ordine all’epoca fecero pulizia totale, molte di queste persone sono tuttora in galera, per fortuna di quella cosa è rimasto solo un triste ricordo.

Di cose belle, tantissime, noi siamo in un piccolo paesino in provincia di Avellino e questa azienda è spesso oggetto e meta di visita di tantissimi personaggi da tutto il mondo. Ho avuto l’onore qua di avere in azienda, il presidente della Panasonic dal Giappone, tantissimi imprenditori di dimensione mille o diecimila volte più grandi di me che sono venuti a farmi visita, che si sono confrontati con me sull’azienda.

Quindi, queste sono le soddisfazioni maggiori, oltre a quello di vedere i propri dipendenti crescere, sposarsi, comprarsi l’auto, la casa e quindi in tutto questo processo di crescita, credo di aver partecipato anch’io, un po’.

Fare impresa in Italia

Perché fare impresa in Italia, perché è comunque il secondo paese manifatturiero d’Europa. Siamo un Paese geniale, un Paese ingegnoso, un Paese straordinariamente bello e straordinariamente ricco di storia e di cultura e l’impresa è una conseguenza di tutto questo. Peccato però che siamo molto divisi, ognuno ha un campanile, ognuno un colore, una storia. Siamo un Paese di persone litigiose e particolarmente invidiose, abbiamo sempre da ridire contro qualcuno, ma comunque alla fine rimaniamo un grandissimo Paese e se avessimo meno burocrazia, meno persone che non fanno nulla, probabilmente potremmo essere noi il primo Paese manifatturiero d’Europa.

Come sapete faccio l’imprenditore nel settore del food, quindi un settore che ha consentito a questa azienda di fare esportazione fino all’80% del proprio fatturato, proprio perché nel mondo il made in Italy in particolar modo il food è molto apprezzato. Quindi, avendo noi la fortuna di vivere nel Paese più bello al mondo, più acculturato, con più storia e quant’altro, la nostra qualità della vita, oltre ai nostri prodotti sono apprezzati in tutti i Paesi nel mondo. Quindi, quando l’italiano va fuori è stimato, indipendentemente dal prodotto che vende. Io che vendo prodotti alimentari, in questo caso olio, ho un contatto diretto con le famiglie, cioè entro direttamente nelle famiglie, come se parlassi direttamente con le massaie. Quindi è una cosa straordinariamente bella, vedere al supermercato una persona che compra la tua bottiglia, è una sorta di soddisfazione che è indescrivibile da questo punto di vista.

Siamo fortunati perché noi italiani a differenza di altri popoli, siamo un popolo che riesce a mettere insieme bene le cose, riusciamo a “blendare” bene tantissimi prodotti messi insieme, cioè non avendo probabilmente una forte, grandissima produzione agricola, perché il territorio orograficamente è un po’ angusto il nostro, gli Appennini, le Alpi e quant’altro, poche pianure, spesso le produzioni agricole vengono “blendate” con altre produzioni agricole che vengono da fuori, il nostro mestiere è quello di mettere insieme questi prodotti e renderli costanti, lungo tutto il corso dell’anno. Quindi, probabilmente la nostra brava professionalità sta in questo.

È chiaro che uno dei limiti del nostro Paese, è che abbiamo un imprenditore ogni 80 abitanti; questo perché un poco la politica degli anni addietro ha abituato la popolazione al posto fisso, quindi bisogna secondo me avere un poco di intraprendenza in più, perché abbiamo le capacità e questo può consentire di dare speranza a tantissimi giovani che oggi non trovano opportunità, in particolar modo al sud e sono costretti ad emigrare fuori dall’Italia.

In poche parole formiamo i giovani, i ragazzi, li specializziamo, li mandiamo all’estero e noi importiamo manodopera dal nord Africa per raccogliere pomodori e arance. Quindi, questa è una cosa abbastanza seria, sulla quale, secondo me, le politiche di sviluppo del lavoro nel Paese devono mettere assolutamente mano.

Le caratteristiche di un imprenditore

È un argomento abbastanza complesso, quindi diciamo che deve essere innanzitutto una persona di grande equilibrio, la prima cosa, deve avere una forte ambizione, deve avere tanta paura e contemporaneamente tanto coraggio, perché il coraggio si sviluppa grazie alla paura e deve essere un po’ incosciente, perché l’incoscienza fa parte di quella parte di genialità che serve ogni tanto, che va fuori dalla ragione, ma che consente spesso di ottenere ottimi risultati.

Il futuro per le nuove generazioni

Bene, ai giovani io dico, di generazione in generazione si è sempre detto che i giovani di oggi sono diversi, non sanno, non conoscono i sacrifici. Mio nonno lo diceva rivolgendosi ai giovani dell’età di mio padre, mio padre lo diceva rivolgendosi ai miei coetanei, noi, quelli della mia età lo dicono rivolgendosi ai giovani di oggi. La realtà è che le generazioni che vengono, le nuove generazioni sono di gran lunga superiori alle generazioni precedenti. Nel caso della mia famiglia, la gestione dei miei figli è migliore della mia.

Ai giovani dico, che hanno rispetto a noi tante opportunità in più, nel senso che noi alla loro epoca avevamo sete di conoscenza e non sete di possesso. Per avere un’informazione sul risultato di una partita o sull’uscita di un disco ci volevano giorni, settimane. Il pallone o la bici o il motorino bastava che nella comitiva lo teneva uno solo di noi e per noi andava bene. Oggi, i giovani di oggi invece è il contrario, hanno sete di possesso e non sete di conoscenza, perché la conoscenza ce l’hanno a portata di mano. Qualsiasi cosa basta aprire Google o qualche altro motore di ricerca e trovare tutto quello che serve all’istante, non c’è nessuno sforzo da fare.

Ai giovani dico, che si devono muovere, devono intraprendere, devono calarsi nelle attività imprenditoriali perché oramai i posti si sono ridotti, non ci sono più, abbiamo bisogno di imprese che producono e danno posti di lavoro. Quindi, passiamo il testimone a loro, affinché questo processo possa avvenire.